Tu Medico, io Paziente… batti cinque!

Mi è capitato solo una volta (a parte qualche piccola scaramuccia) di ricevere una risposta e un comportamento poco piacevoli da un medico. Era una donna, una Dottoressa, e sicuramente vorrebbe ancora oggi che sottolineassi questo titolo. Io ero giovane ed ero in Pronto Soccorso sola, spaesata e dolorante, per cui, diciamo che non mi stavo divertendo un granché, ecco. Le dissi, per sbaglio, quando venne a farmi visita – Buongiorno signora – e lei, fulminandomi con lo sguardo, mi rispose seccata – Buongiorno a lei Dottoressa! -. Cavoli! L’avevo chiamata “solo” signora…. Perdindirindina… Tragedia! Chiedo venia. Ci rimasi talmente male da come poi continuò a trattarmi in seguito, che promisi a me stessa che nessun medico, avrebbe potuto maltrattarmi ancora solo perché porta un camice addosso e chi gli è di fronte pende dalle sue labbra. Comprensibile. Quella persona ha nientepopodimenoche la vita in mano e quindi… Riconoscendomi come persona molto educata e avendo dato modo a Sua Signoria in questione di ridimensionarsi, in quanto avrebbe potuto avere solo una giornata “no” (ma non lo fece), dichiarai guerra a lei e a tutti i suoi simili perché avrebbero dovuto considerarmi una persona pari a loro, come essere vivente, così come la vecchietta posizionata momentaneamente in fondo alla corsia del reparto. Siamo tutti utili e siamo tutti uguali. Non m’interessa assolutamente di cosa pensa la società anzi, proprio perchè hai in mano la vita delle persone dovresti essere ancora più sensibile. Detto questo, premetto che con i medici vado molto d’accordo. Io sono gentile con loro e loro lo sono con la sottoscritta. Attenti e disponibili, sia per me, che per i miei cari, hanno sempre fatto il possibile. Si è vero, di solito li troviamo stanchi e un po’ arroganti ma basta andare oltre e si trasformano immediatamente, sono anche loro, innanzi tutto, esseri umani. Vedete, il primo segreto per andare d’accordo con questa tipologia di persone secondo il mio umile pensiero è non dimostrarsi ansiosi e assillanti.

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Non lo sopportano. Quelli che parlano impanicati con il respiro come se avessero appena corso, quelli che telefonano al medico venti volte al giorno, quelli che per l’ansia non rispettano l’orario e vogliono anticipare tutto, purtroppo, non vengono tollerati da questi professionisti. E’ vero che ognuno ha il suo carattere ma è anche vero che loro hanno a che fare con altre cento persone ogni giorno e, se tutte fossero così, guai. E’ anche vero inoltre che, vedono la malattia grave, la morte, il rischio ogni dì, perciò, se vostro figlio è stato punto da una zanzara, a loro ben poco importa. Insomma, esagero ma per capirci. Praticamente, quando leggete nel vostro medico la classica espressione di “scazzo”, perdonatemi il termine, potete star sicuri: non avete nulla di grave. Questo non vale ovviamente per i medici incompetenti, categoria ahimè esistente, ma nella vita ho potuto notare che ci sono molti più pazienti che reputano un dottore incompetente quanto dottori incompetenti realmente. Sarà una questioni di numeri e probabilità.

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Esistono poi anche i fattori di pelle. Ossia il feeling. Il mio dottore mi trova simpatica e mi cura bene, a te no perché non ti sopporta. Non possono fare discriminazioni, glielo vieta la legge e il Giuramento di Ippocrate ma, il feeling è feeling, e va oltre tutti gli stati legali*. Ho deciso di scrivere questo articolo perché ultimamente, qualsiasi persona con la quale parlo ha da lamentarsi del Dottore che l’ha visitata o curata. Lo stesso medico magari, che conosco benissimo anch’io. Come mai con me si è comportato splendidamente? Non sono bella, non sono famosa, non sono ricca, non sono gravemente malata… quindi? Forse è il modo che hanno di porsi loro? Mi sono fatta questa domanda senza incolpare ne giudicare nessuno. La paura, il conoscere il menefreghismo di certi professionisti, il soffrire per il malessere in corso, tutte cose che ci fanno probabilmente agire in un modo sbagliato senza rendercene conto. Forse, siamo noi i primi a porci male. Siamo aggressivi, petulanti, finti moribondi, ipocondriaci, tristi. Sembra che il mondo ci stia cadendo addosso quando abbiamo solo un gran mal di pancia, non so, dico io. E così, mi sono messa a studiare un po’ questo fatto. Sono andata dal mio medico curante in un giorno in cui non visitava su appuntamento. Potete immaginare, sembrava il mercato del pesce di Rialto. Ho preso la palla al balzo inventandomi che avrei dovuto parlare di mio padre e farmi prescrivere dei farmaci. Allora, il luminare, con il quale premetto vado d’accordissimo, inizia le visite alle 9:00 del mattino. Alle 7:15 ero già lì (conoscendo l’ambaradan) ed ero già la quarta. Dalle 7:15 alle 9:00 saranno entrare in quello studio almeno cento persone, non esagero.

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Anche perché, non tutti vengono per il mio medico. Se ad esempio si deve ritirare una ricetta o un’impegnativa, o prendere un appuntamento, non c’è bisogno di entrare nel suo studio, basta fermarsi lì davanti alla sala d’aspetto dove c’è la segretaria. Il mio medico inoltre, lavora presso uno studio associato, assieme ad altri suoi colleghi, perciò potete immaginare che via vai. Ebbene, ve lo assicuro, nessuna di queste persone è entrata con il sorriso sulle labbra. Forse una. Un ragazzo di circa venticinque anni con taglio di capelli sbarazzino e vestiti sportivi che ha chiesto un’informazione. Capisco chi sta soffrendo realmente ma nemmeno parenti e accompagnatori ridevano. Per via della preoccupazione direte voi. Ma insomma, anch’io ero lì e non stavo morendo. Si può andare dal medico per mille motivi, non credo proprio che tutte quelle cento persone fossero con un piede nella fossa e l’altro su una buccia di banana! Fatto sta che, durante una brevissima pausa concessale, la segretaria, si alza, viene verso di me e davanti a tutti mi dice – Cara, tuo padre è poi riuscito per quell’appuntamento a Imperia? -. Rimasi di stucco. Stava letteralmente sclerando con tutti, alcuni li ha mandati addirittura quasi a spigolare, con altri invece urlava – Gliel’ho scritto! Più che scriverglielo cosa devo fare?! – invece con me, si è comportata benissimo. Il suo tono era quello di una zia delicata e interessata. C’erano pazienti che pretendevano di passare davanti ad altri, altri che entravano e uscivano senza neanche loro sapere se andare dal medico quella mattina o quale altro passatempo trovare. Alcuni erano arroganti e non capivano come, alle 7:30, il dottore non fosse già lì, altri invece si lamentavano del trambusto senza rendersi conto di essere i primi a fare chiasso. Uff! Mamma mia… che luogo! Meglio frequentarlo il meno possibile si spera sempre. Fatto sta che alla fine il dottore arrivò puntuale e iniziò le sue visite dopo aver fatto educatamente uscire due pazienti che si erano tuffati sulla sua scrivania senza nemmeno dargli il tempo di accendere le luci. Toccò a me. Mi alzai e aspettai il suo “Avanti!” mentre, da dietro, iniziavano a spingermi e a consigliarmi di entrare ugualmente. Quando finalmente entrai, lo salutai educatamente e chiusi la porta alle mie spalle. Lui era girato verso il computer e quando sentì la mia presenza si voltò e mi disse – Oh! Finalmente vedo un sorriso! Come mai sei venuta a trovarmi? -. Non vi sto dicendo una bugia. Era affabile e sereno. Pronto e indagatore. Non ha lasciato nulla al caso e si è prodigato in consigli. Quella mattina ho dovuto per forza ammettere che medico vs paziente erano 1 – 0. Ma non vivo su un altro pianeta! So benissimo che questi professionisti, molto spesso, si vestono di sussiego, tracotanza e menefreghismo, soprattutto con chi vedono debole di carattere. Ebbene, in questi casi, sappiatelo, non viviamo più nell’800, e anche loro possono prendersi un bel “vada a quel paese!” se non addirittura un richiamo dalla Commissione Medica che potete andare ad interpellare quando volete. Basta saperle certe cose. E sappiate anche che di medici disposti a curarvi ce ne sono mille, mica solo uno. Non è che solo il vostro conosce i farmaci o la prassi giusta per voi eh?! Nella stragrande maggioranza dei casi, il corpo umano è uguale per tutti anche se ogni situazione è a se. Quindi, caro dottore, vedi di non fare troppo lo sbruffone. Ma voi, datemi retta, se riscontrate di avere questo problemuccio provate a porvi in modo diverso.

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Siate umili senza cadere in basso. Siate decisi ma educati. Siate preoccupati ma speranzosi. Non siate saccenti. Siate dolci. E soprattutto siate felici. Cercate di esserlo il più possibile, se vi è possibile, che la felicità è anche la medicina migliore. E sorridete. Sempre. Sono sicura che il vostro medico apprezzerà perchè con tanta tristezza che vede ogni giorno, un pò di gioia non può fargli che bene.

Prosit!

Il rapporto tra medico e assistito è fondato sulla fiducia. Pertanto, ogni qualvolta venga meno tale rapporto, l’assistito può “revocare” la sua scelta e rivolgersi ad un altro medico, senza bisogno di addurre particolari motivazioni. D’altra parte, anche il medico può “ricusare” il proprio paziente, interrompendo l’assistenza in caso di turbative del legame di fiducia con il paziente. Ciò può avvenire a condizione che nella zona siano disponibili altri medici. Qualora i medici della zona avessero già raggiunto il proprio massimale individuale, la ricusazione da parte del medico di famiglia non può avvenire. (asl3.liguria)

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20 pensieri su “Tu Medico, io Paziente… batti cinque!

  1. Ciao Magda cara… Da quando sono qui in Italia ho sempre avuto il stesso medico di casa e lui era anche entrambe mio Dentista privato e poi eravamo amici eravami per 16 anni vicinio di casa.. facciamo i conti sono qui dal 1995 e da 20 anni dal stesso medicio di base fino ad aprile di questo anno.. Lui e diventato brusco forse anche stanca di avere due lavori, ma non si deve prenderse con i suoi pazienti.. cavolo io vado dal medico quando sto male non per fare fue chiacchere.. isnomma non ho prenotato e lui non mi ha preso in considerazione quando mi sono presentata..
    … ho cambiato il medico di base, ma nemmeno con questo vedo un futuro ha già i suoi anni e credo che va brevemente in pensione…
    … per adesso non ho nessun medico di base e non lo voglio anche nessuno.. se ho bisogni di farmaci me lo pago … pensa pago anche le medicine per la diabete dalle mie tasche per evitare i medici di base… vorrei essere la mia cagnetta Tatanka lei ha un vero e bravissimo medico che si prende il tempo per i suoi pazienti e pure ha prezzi discount 😀

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  2. Tocchi un tasto dolente, ma molto, molto dolente…. vero è che non tutti i medici sono uguali…ma già venire a conoscenza che il medico di cui ti fidi non si è comportato bene con tuo familiare…beh…
    difficile avere una fiducia totale su qualcuno.
    Diffido principalmente e a priori di chi visita privatamente in uno studio pubblico…anche se la legge lo consente. E’ sbagliata la legge non c’è dubbio…però la scelta resta personale.

    Io giro a largo da costoro.

    Figurati da una Sig.ra…del genere….

    un abbraccio
    .marta

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    • 🙂 da certe persone bisogna girare al largo si. Per quanto riguarda il luogo nel quale esercitano non sono così diffidente dal momento che spesso è più una questione di legislazione (non so se si dice così) che del loro sapere ma condivido il tuo commento. E’ in effetti un tasto dolente, lo so, e lo intendo al tuo stesso modo ma come ho scritto mi sono imbattuta in tante pretese e modi di fare a mio umile avviso errati perciò ho scritto queste parole. Un bacione Marta e grazie del tuo pensiero.

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  3. Post interessantissimo, specie per me come immagini. Benedetti i tag.
    Sai, questa cosa del “buongiorno signora” disturba anche alcune mie colleghe per il resto tranquille e tutt’altro che altezzose. Pensa che una volta anch’io ho dato della “signora” (anziché della “dottoressa”) a una collega davanti a un paziente e benché in quell’istante avessi scelto inconsciamente la parola proprio per rispetto ed educazione verso questa (aveva alcuni anni più di me), dopo, in assenza del paziente, ho ritenuto di dovermi scusare con lei, pur non trovando allora né oggi alcunché di offensivo in questa parola.
    Quando ho chiesto ad alcune di queste colleghe perché desse loro così fastidio, mi è stato risposto “perché a te, maschio, nessuno ti chiama signore, ti chiamano tutti dottore“.
    La differenza è sottile ma forse ora si coglie qualcosa in più.

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    • Innanzi tutto grazie. Ok, in effetti dicendomi questo (e ti ringrazio) ho finalmente capito il motivo di tale “risentirsi”. Però, mi chiedo,…. e allora? Che problema c’è? – Signora… -,.. è anche più intimo se vogliamo, potessi, in quei momenti, in cui sto male, ti chiamerei “Mamma”! Soprattutto tu donna, più materna, intima,… dolce. Che potresti accogliermi tra le tue braccia più dell’uomo “severo e imperturbabile” che ora mi farà la diagnosi. Non è per mancarti di rispetto; perchè tu donna, la leggi sempre come una mancanza di rispetto? Comunque, al di là di questo che ora era per parlare, capisco perfettamente. Nel mio caso personale però non l’approvo, ripeto: ragazza giovane, piangente dal dolore, e lei mi ha maltrattata per tutto il giorno. No. Questo no, ma d’ora in poi cercherò di fare più attenzione. Credimi però che a me era uscito spontaneo ma soprattutto benevolo quel “Signora” e non voleva assolutamente essere un’offesa nei suoi confronti. Che bello però che mi sveli i tuoi dietro-le-quinte 😀

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      • Lungi da me, ovviamente, difendere quella signora 🙂 anzi. Mi hai ricordato un’altra pessima esperienza avuta dal sottoscritto, proprio in un pronto soccorso, e proprio con una collega. Sorvolo.
        Svelare qualcosa del dietro le quinte, discuterne, magari smitizzando anche un po’ queste figure col camice bianco è una delle ragioni per cui scrivo, direi che quindi hai trovato pane per i tuoi denti!

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