Mi Spezzo ma non mi Piego

Ti sei mai chiesto cosa voglia dire avere un dolore o un problema alle ginocchia?

Sei per caso un tipo orgoglioso? Anche in senso buono per carità. Sei uno di quelli che dice – Io mi spezzo ma non mi piego! -? Come diceva Jean De La Fontaine e come dicevano i Romani – Frangar, non flectar -. Hai presente una di quelle persone, pure simpatiche a dire il vero, che fanno capire subito come, nella vita, vogliono fare ciò che più gli sembra giusto senza tener magari conto del volere degli altri? E’ un bene. Non dovremmo mai, nei limiti, fare ciò che piace agli altri e magari nuocere a noi stessi ma, come in tutte le cose, c’è sempre un limite. E’ positivo per un certo verso non cedere davanti a minacce o pericoli, ed è sicuramente un bene non farsi avvilire dalle situazioni della vita.

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Spesso, la frase mi spezzo ma non mi piego, viene infatti detta all’incontrario ossia: mi piego ma non mi spezzo indicando come, al di là delle avversità, si vuole ricercare il senso della propria umanità e andare avanti a testa alta.

Quando ho detto prima che esiste gente con questo carattere ma che si dimostra anche simpatica, mi riferivo a coloro che esternano questo modo d’essere in maniera buffa ma purtroppo, spesso ci capita d’imbatterci contro chi invece tiene alta la bandiera del: “io faccio come piace e pare a me, degli altri chissenefrega” con arroganza, egoismo e spocchia.

Quando accade ciò si tratta solitamente di celare, in realtà, la paura di non riuscire nella vita ad essere abbastanza autonomi o non riuscire a sottolineare la propria indipendenza e il dover, per così dire, dipendere anche solo dalle scelte di altre persone. La cosa può spaventare alcuni individui perché, tali indicazioni non si colgono come consigli ma come ordini o imposizioni. E’ soltanto uno scudo che difende anche se detestabile per chi lo vede o ci si imbatte contro. I perché nasce questa ottica di percepire la cosa possono essere infiniti e svariati e spesso giungere dalla tenera età. Erica Jong diceva – L’orgoglio è del cervello non del cuore -.

Una sorta quindi di vivere la vita non in completa comunione con essa. Sotto un certo punto di vista infatti, non si è così liberi come si vuole dimostrare. Solo il fatto di non potersi prendere la libertà di provare eventualmente a fare come un altro vorrebbe, o l’accompagnare nella propria esistenza qualcuno senza sentirsi legati a un dovere, non è sollevante. Ecco che, parlando di “vivere la vita”, scendono subito in campo le gambe, i nostri arti inferiori che, negli anni, sono proprio loro ad accompagnarci, passo dopo passo, per percorrere la strada che abbiamo, o meno, scelto per noi.

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Nel caso particolare di oggi parlo delle ginocchia perché sono loro che vanno a riflettere questo singolare lato del vivere la nostra esistenza con una specie di guardia sempre alzata per paura di essere, in qualche modo, intaccati.

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L’orgoglio nasce proprio da lì. Un orgoglio più che comprensibile, che ha lo stesso effetto di un’arma puntata contro. – Se vedi che miro a te con un fucile a pompa, di certo non verrai a rompermi le scatole e a intralciarmi bensì, ti sposterai dal mio cammino – questo è quello che pensa il soggetto in questione.

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Si vive quindi costantemente come Rottweiler in una proprietà privata: buoni, fedeli, giocherelloni ma… non metteteli alla prova!

Veniamo però al vero argomento di questo articolo: il dolore alle ginocchia. Potrebbe anche essere una rigidità, una mancanza di cartilagine, una distorsione, una debolezza, qualsiasi disturbo ma, ognuna di queste cose, significa il medesimo risultato – Non mi piego al vostro volere! -.

 

Le ginocchia, sono quelle articolazioni, ossia giunture di epifisi tenute assieme da legamenti, che permettono alla gamba e al piede di avanzare.

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Di fare il passo e soprattutto di correre. I legamenti, tessuti elastici del nostro corpo, indicano la nostra elasticità mentale. L’essere flessibili, agili, leggeri e non solo dal punto di vista corporeo. Un malessere in questo punto definisce anche un rallentamento spirituale e ovviamente persino fisico. E’ naturale. Chiediamoci quindi se forse è il caso che ci riposiamo un attimo. Forse dovremmo rasserenarci e prendere la vita in modo diverso guardando agli altri come veri amici e non come giudici. Tiriamo giù il binocolo, non c’è alcun nemico all’orizzonte anzi, chiudiamo gli occhi e proseguiamo più lentamente (il dolore alle ginocchia ci obbliga a farlo).

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Lasciamoci guardare dagli altri, non stiamo facendo nulla di male, non abbiamo nulla da nascondere… o forse si? Si tende infatti a celare determinate azioni proprio per non sentirsi investire da chi ci sta accanto. Per nascondere meglio il nostro atto, considerato persino da noi stessi “impuro”, dobbiamo eseguirlo con velocità, lestamente e… puff! Nessuno vede nulla. Molto bene… ma che fatica! Questa fatica non verrà sopportata, né supportata a lungo dal tuo cuore e si rifletterà sul tuo fisico scegliendo appunto come zona le ginocchia. E’ probabile che tu stia vivendo in questo modo semplicemente per evitarti paternali bonarie, il tuo è un fine che non contiene né meschinità né inganno ma il problema è che stai comunque facendo un qualcosa in un modo non sereno per te stesso. In un modo non concepito dalla tua parte più intrinseca che invece pretende gioia, tranquillità e armonia.

Il nostro orgoglio fa sì che guardiamo la gente dall’alto in basso, di modo che non possiamo mai guardare in alto verso Dio -. (Fulton John Sheen) Vale a dire non poter fluire con la vita stessa, osservare tutti con molta attenzione e farsi osservare.

Prova a cambiare. Se soffri di dolore alle ginocchia sei probabilmente una persona che non ama molto i cambiamenti di qualsiasi genere essi siano. Il tuo tran tran quotidiano ti rasserena e ti tiene tranquillo nonostante a volte il suo essere nocivo del quale non ti accorgi. Ma le tue gambe ti stanno dicendo che non ti stai facendo del bene. Sii più flessibile nei confronti della vita, degli altri, delle situazioni e soprattutto nei confronti di te stesso.

Può anche accadere, pur essendo più raro, che il dolore alle ginocchia subentri in quelle persone che invece, al contrario di chi non si “piega” mai, si “piegano” troppo come segno di sottomissione.

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Sempre di paura si tratta. Infatti solitamente, si tende ad avere questo comportamento quando si ha paura di perdere chi si ama o si ha paura di perdere chi ci ama. Ci pieghiamo quindi si, ma in realtà non vorremmo farlo, quella flessione ci fa male! Faremmo di tutto però per quel “lui”, anche a costo di vivere una vita ricurvi e anche se quel “lui” non ce l’ha in realtà mai chiesto. E’ una nostra compulsione che nasce per essere accettati. La sopportazione arriva ad un certo punto così pesante che le nostre ginocchia ne risentono e percepiamo il dolore.

Sono sicura che cambiando il proprio atteggiamento, sia in un caso che nell’altro, si possono ottenere grandi benefici. Potete provare ed evitare così, innanzi tutto, di soffrire ma soprattutto di vivere una vita senza la completa libertà.

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Una libertà che lascerà spazio anche alle vostre gambe, e a tutto il vostro corpo, di muoversi come meglio credono e spaziare nel mondo che le circonda.

Prosit!

p.s.= Vi consiglio di leggere anche quest’altro mio articolo QUI che parla sempre delle ginocchia e fa una netta differenza tra il ginocchio destro e quello sinistro. Il tutto, in un post interessante che richiama all’attenzione il Padre e la Madre.

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