Tu sei un peccatore

Tempo fa un amico che si era da poco convertito al Buddhismo mi espresse questa riflessione

– Io non ho nulla contro le altre religioni, ognuno è libero di pensarla come vuole, io mi sono rivolto al Buddhismo perché contiene una forma a me più consona ma ogni dottrina ha le sue costrizioni, le sue sane filosofie e i suoi principi, c’è una cosa però che non capisco e poco accetto della Religione Cattolica ed è quella che definisce i Cristiani come Peccatori. Prima di tutto sei un Peccatore, nato attraverso sofferenza dopo il Peccato Originale. Lo trovo un termine distruttivo -.

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Capendo il senso che il mio amico dava a quelle parole non potei dargli torto e ho voluto utilizzare questa sua riflessione come introduzione di questo articolo. Non sono qui oggi a parlare di una religione piuttosto che un’altra ma, diciamolo, questa parola fa nascere un profondo stato di malessere, un senso di colpa e un giudicarsi negativamente. Quello che credo però è che ci sia stata una traduzione sbagliata verso di essa.

Quando, chi esercita il Cattolicesimo, prega e dice frasi come – abbi pietà di me peccatore – s’immagina inconsciamente di aver combinato qualcosa di brutto e offensivo nei confronti del Dio al quale rivolge la sua preghiera.

Se posso permettermi, l’unico peccato che abbiamo commesso è stato quello di allontanarci dal senso cosmico dell’Uno. Uno come Universo. Universo (Universus) come Univertere*  – essere rivolti all’Uno – cioè a Dio (questo Dio) che non dev’essere per forza Buddha, o un animale, o un vecchietto con la barba bianca, o un talismano. Può anche essere, “semplicemente”, il Tutto. E per giunta e soprattutto anche noi stessi.

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Inquinati probabilmente dal preferire la forma piuttosto che il contenuto, l’aspetto estetico piuttosto che la spiritualità, il soldo piuttosto che la ricchezza d’animo, la tranquillità piuttosto che il coraggio e via discorrendo, è come se, col passare degli anni, ci fossimo allontanati dal disegno cosmico che ci era stato regalato. Noi siamo Figli di Dio (Universo – ossia composti dalle stesse sue molecole) ma, questa visione, sembra appartenere solo ad un concetto prettamente Cattolico o comunque Religioso quando, a mio avviso, la forma più completa e unica di religione dovrebbe chiamarsi semplicemente Amore.

Il peccatore dunque è colui che si è allontanato da questo Dio, colui che ha, in pratica, mutato la sua vera natura, vale a dire quella di essere vivente perfetto e libero.

E’ diverso dal pensare di aver mancato di rispetto a quello che consideriamo nostro Giudice e nostro Mentore. Al massimo abbiamo mancato di rispetto a noi stessi, offendendo sì il potente miracolo che ci ha creato, che se potesse parlare ne direbbe di ogni, ma non dice nulla in realtà, perché fondamentalmente non giudica.

Il termine peccatore si è poi fatto strada nella comunità trovando diverse postazioni a lui congeniali: se fai del male a qualcuno sei un peccatore, se non paghi le tasse sei un peccatore, se tradisci sei un peccatore, se invidi altri sei un peccatore, se non frequenti il Tempio del tuo Dio sei un peccatore, ma mai è stato considerato peccatore colui che ha fatto del male a se stesso. Colui che non si è rispettato e considerato parte integrante del Cosmo. Colui che per la felicità di altri si è rovinato la propria vita. Lui non è un peccatore, è un Santo. Il martire che cammina a testa bassa e tanto piace, soprattutto a chi preferisce mantenerci nell’ignoranza piuttosto che nella saggezza in modo da governarci al meglio.

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Ma l’Universo non vuole questo. Non ci ha messo al mondo per sacrificarci. Non ha bisogno di sacrificare nessuno. Se sei figlio di Dio (Universo) sei Dio. Dio non può provare ansia perché convinto che altri bisogni arrivino prima dei suoi. Dio non può deprimersi per il giudizio altrui. Dio non può nemmeno peccare. E allora perché si diventa peccatori? Perché non ci siamo più riconosciuti come Dio. E non uso il termine Dei perché non lo trovo appropriato, userei Dii potessi. Mi piace di più.

Tu sei un peccatore, pur non avendo mai commesso peccato. Gran parte della “Parola del Signore”, così la chiamo per essere compresa, è stata mal tradotta. Ovunque, persino dai Sacri Libri. Il suo senso però non è sbagliato. Il germoglio che l’ha fatta nascere è esatto. Coloro che l’hanno concepita in realtà dicevano cose – buone e giuste -. L’importante è capirlo.

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Se proprio abbisogna addossarsi un senso di colpa che sia nei nostri confronti. Ma il senso di colpa è la sensazione più maligna che può vivere in noi, perché nutrirla? Perché istillarla quotidianamente dentro al nostro inconscio?

– Ah! Padre (Dio mio)! Perché mi hai abbandonato? -. No, non ti ha abbandonato, sei Tu che hai lasciato Lui. Ma di Lui fai parte e puoi tornare quando vuoi tra le Sue braccia.

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Studiare, istruirsi, o anche solo seguire quello che ci suggerisce il cuore, in questi casi, penso sia la cosa migliore. Provare a far davvero nostra quella – Parola del Signore – che tanto recitiamo a memoria credendo che il suo significato sia solo quello che appare. Andare a fondo. Aver voglia di tradurre certi testi considerando il loro significato più intrinseco senza accontentarsi di chi la interpreta al posto nostro.

Un significato che, in verità, reca gioia, entusiasmo, benessere. L’esatto contrario di quello che abbiamo percepito finora.

Prosit!

*termine citato da Luigi Castaldi e Salvatore Brizzi i quali espongono come il nome “Università” si dichiara – Universo del Sapere –

photo culturaeculture.it – wikipedia.org – scrivendo volo.com – pinterest.com

Melanzane – buone e divertenti

Oggi voglio proporvi un’altra ricetta del benessere ottima per la bella stagione e davvero veloce da preparare.

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Ringrazio per il consiglio il proprietario del mio negozio di fiducia, una di quelle botteghe di alimentari a conduzione familiare come non ce ne sono quasi più ormai, nella quale entri e scambi volentieri anche due parole.

Di solito non devo chiedere ad altri – Cosa posso fare per cena? – perché ho abbastanza fantasia ma, quel giorno, giravo per il negozio senza alcuna meta. Feci quindi la fatidica domanda dopo aver messo nel cestino, chissà perché, una bella Melanzana. L’intenzione era di farla alla griglia con aglio e prezzemolo ma mi sarebbe piaciuto cambiare un po’.

Te la dico io una buona ricetta, facile e gustosa. Una di quelle ricette che non ti fanno nemmeno sporcare la cucina! – mi disse lui col sorriso. Ascoltai e decisi di proporla a figlio e marito. Piacque molto e la trovarono anche divertente da come potete vedere nelle immagini.

Si tratta infatti di una Melanzana, tagliata in stile “gioco del Tris” e riempita semplicemente con pomodoro, basilico e origano.

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Buonissima. Ora, non per fare la Chiara Maci della situazione ma è una ricettina davvero niente male.

Dentro agli intagli, mettete le fette di Pomodoro e le foglie di basilico, spolverate poi con dell’origano, del sale e infine inumidite con del buon olio extra vergine d’oliva.

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Mettete in forno. Io, avendo il forno ventilato ed elettrico, ho calcolato una mezz’ora abbondante a 180°.

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E’ una ricetta che riempie ma lascia leggeri e sa di fresco. Tutti gli aromi e i sapori degli ingredienti si riconoscono bene in bocca, amalgamandosi in un gusto unico davvero delizioso. Io personalmente l’ho accompagnata con degli Asparagi fatti in tegame arricchiti solo da un po’ di soffritto ma voi ovviamente potrete preparare ciò che più vi piace, si abbina a qualsiasi pietanza.

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E’ una ricetta anche sana in quanto sia il Pomodoro che la Melanzana, pur essendo tutte e due appartenenti alla famiglia delle Solanaceae e quindi contenenti solanina*, fanno molto bene al nostro organismo perché svolgono il ruolo di antiossidanti e proteggono le nostre cellule dal deperimento.

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La Melanzana, ortaggio dal colore particolare che ha persin dato il nome a questa tinta, è originario dell’Asia e di quasi tutto il Sud di questo continente mentre il Pomodoro, di un bel rosso vivace, arriva a noi dall’America Centrale ed essendo sempre stato ritenuto anche afrodisiaco e dello stesso colore della passione, lo si è sempre ritenuto simbolo dell’Amore.

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Questa volta, volendo fare una prova, ho cucinato una sola Melanzana ma alla prossima occasione dovrò farne un po’ di più. Ora andate a prepararla, io vi auguro il Buon Appetito!

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Prosit!

*la solanina è un prodotto tossico utilizzato da queste piante contro i parassiti (non bisognerebbe abusarne ma ne racchiudono quantità davvero minime).

Riflessioni sui Bonsai

Mi sono chiesta molte volte se questi Bonsai, che tanto piacciono, soffrono oppure no restando piccoli e quasi sacrificati nel minuscolo vasetto che li accoglie. Gli esperti assicurano di no ma io ho comunque voluto rifletterci su.

Camelia

Camelia

E’ vero che le piante non sentono il dolore come lo percepiamo noi o gli animali, non hanno il nostro stesso sistema nervoso, né i nostri neuroni, ma possono provare, è stato dimostrato scientificamente, emozioni negative e soprattutto di tristezza.

Olmo

Olmo

Una sorta di dolore anche questo. E’ però anche vero che, le piante, oltre a nutrirsi di acqua, sali minerali e altre sostanze che non devono mancare, si nutrono principalmente d’Amore.

Podocarpus - Pino dei Buddisti

Podocarpus – Pino dei Buddisti

Ebbene, a me è accaduto questo: premetto di essere sempre stata una grande appassionata di piante di qualsiasi tipo ma, ultimamente, mi sono avvicinata molto ai Bonsai e a quella che è definita una vera e propria arte nel mantenerli. Ciò è accaduto a causa di un periodo un po’ stressante che ha colpito la mia famiglia.

Carmona Retusa - Albero del Thè

Carmona Retusa – Albero del Thè

Avete presente quei momenti in cui si desidera staccare, riconnettersi alla natura e scoprire passioni che ti permettono di evadere? Ecco.

Bouganvillea con germogli

Bouganvillea con germogli

Tutte le piante meritano attenzione giornaliera ma il Bonsai, ti obbliga letteralmente, se ben vuoi tenerlo, ad una continua attenzione nei suoi confronti. Controllare l’umidità del terreno, potarlo, concimarlo, osservare le temperature, le foglioline secche da eliminare… Proprio perché è una pianta “innaturale”, anche se molti Bonsai nascono spontaneamente nei boschi, pretende maggiori cure.

Ciliegina di Ciliegio di Nanchino

Ciliegina di Ciliegio di Nanchino

Appassionandomi ad essi mi giunsero quindi le prime domande, le quali trovarono queste risposte che non vedo come banali giustificazioni anche perché il resoconto migliore me lo danno loro stessi, stando bene e mutando la loro beltà di giorno in giorno.

Prunus Tomentosa - Ciliegio di Nanchino

Prunus Tomentosa – Ciliegio di Nanchino

Il fiore, il frutto, il germoglio, tutti segni che affermano l’ottimo mantenimento da parte mia e di mio marito.

Melo con Melette

Melo con Melette

Come vi dicevo, le risposte che mi diedi furono inerenti al fatto che io in quel momento sentivo bisogno di loro. Li stavo praticamente usando, si. Ma la natura, è ben lieta di essere “usata” da noi. Qualsiasi suo frutto nasce per noi e per uno scopo, l’importante è, ringraziare per questi doni e amare questi regali che ci sta concedendo.

Cotoneaster - Cotognastro

Cotoneaster – Cotognastro

Io purtroppo non possiedo un giardino, ho solo un terrazzo che tra poco si trasformerà in una giungla.

Cotoneaster

Cotoneaster

Il Bonsai mi permette di osservare il magnifico mutare di Madre Natura, stagione dopo stagione, giorno dopo giorno. Mi insegna la pazienza, la fretta che non c’è, l’incanto delle piccole cose, il fare ordine, l’attenzione, il vivere il presente. Mi fa provare la pace nell’animo.

Pepe del Giappone - Falso Pepe

Pepe del Giappone – Falso Pepe

Amandoli e ringraziandoli della buona energia che mi danno voglio pensare di non essere arrivista nei loro confronti utilizzandoli solo a scopo estetico per farmi bella davanti alla gente. Mi danno gioia e spero di darne io a loro. Li vivo a 360°.

Falso Pepe

Falso Pepe

Mi sembra che tutto stia funzionando per il meglio, stanno bene e ogni mattina mi mostrano qualcosa di nuovo. Dal canto mio cerco di trattarli nel miglior modo possibile.

Tutti i più grandi esperti di Bonsai, e mi riferisco anche a chi, in antichità, non li creava per la vendita, sono d’accordo nell’affermare che, i Bonsai, non soffrono bensì sono perfettamente equilibrati e lo dimostra il fatto che continuano a fiorire e germogliare.

Ficus Microcarpa Ginseng

Ficus Microcarpa Ginseng

Il fatto di tagliare loro le radici non è differente alla potatura che eseguiamo tutti noi a piante di grandezze normali purchè, dico io, questo gesto venga fatto appunto con tanto amore.

Glicine - Wisteria

Glicine – Wisteria

Nel momento stesso in cui noi vogliamo tagliare una parte di pianta, quest’ultima prova un’emozione, un’eccitazione che può trasformarsi in eccitazione positiva, se il gesto viene eseguito con gratitudine e affetto, oppure in emozione negativa qualora avvenisse come una recisione normalissima e senza il minimo sentimento.

Gli studi di Cleve Backster, ai quali credo, hanno persin stabilito che la pianta è in grado di percepire la nostra intenzione un attimo prima del taglio, vale a dire che già capisce il nostro stato d’animo ancor prima che con le cesoie stacchiamo da lei un ramo e addirittura, riesce a riconoscere attraverso vibrazioni energetiche l’uomo che a fatto a lei del male tra altri.

Glicine - Wisteria

Glicine – Wisteria

Si, hanno un intelligenza. Un’intelligenza e dei sentimenti molto forti. E’ per questo che sono convinta che si possono tenere e accudire tutte le piante che vogliamo purchè ci convinciamo che sarà l’Amore la loro più grande e fondamentale forza di vita.

Concludo l’articolo con un grande GRAZIE verso i miei Bonsai che potete vedere nelle immagini. – Mi fate stare bene – e ve ne sono grata.

Vostra Meg.

Prosit!

Sport: Calcio – porre attenzione ma divertendosi

Il Calcio, come Sport, è senz’altro un’attività ricca di aspetti positivi anche se non molto apprezzata dal sesso femminile. E’ uno Sport che, se eseguito in giovane età soprattutto, contribuisce allo sviluppo del fisico ma principalmente educa i ragazzi al gareggiare insieme per lo stesso obiettivo.

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Vale a dire insegnare loro la bellezza dell’unione, del gruppo, dove non ci sono peggiori o migliori ma ognuno, con la sua virtù, contribuisce al risultato. Non è uno sport in solitaria perciò, anche il condividere con qualcun altro la vittoria o l’amarezza della sconfitta, è molto positivo dal punto di vista sociologico.

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Li abitua anche ad aiutare gli altri, a porgere loro una mano, o tirargli una pacca sulla spalla in segno di consolazione.

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Sono anche molti altri i pregi di questo Sport ma oggi vorrei invece focalizzarmi su un aspetto divenuto, a mio avviso, negativo per quel che riguarda la salute di bambini e ragazzini in età di sviluppo che praticano questa disciplina. Potrei iniziare dicendo che il troppo stroppia e ora vi spiego il perché.

Nella mia zona, ma immagino che questo accada ovunque, piccoli esserini di 8, 10, 12 anni fanno ben tre allenamenti settimanali, all’incirca di due ore ciascuno, più la partita della domenica. Sono praticamente quattro momenti alla settimana dedicati a questo Sport che è anche parecchio stancante oltre che piacevole.

Gli sforzi di quei fisici che stanno crescendo e che si stanno trasformando sono un po’ eccessivi. Tanti ragazzi infatti, dopo un po’ di tempo, iniziano a lamentare dolori soprattutto agli arti inferiori oppure grande stanchezza.

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Il Calcio in sé, come “problema”, non viene riconosciuto ovviamente, essendo divertente e per molti di loro l’unico momento di svago ma purtroppo è proprio il colpevole.

Parlando con un Medico dell’Ospedale Gaslini di Genova, proprio per via di un problema che abbiamo riscontrato in mio figlio, ebbi modo di capire che tutti i torti non li avevo.

Queste Società Calcistiche e questi allenatori sono un po’ esagerati.

Il Calcio è bello e le persone che danno modo ai nostri figli di divertirsi svolgono questo lavoro con passione e dedizione però purtroppo bisognerebbe limitare un po’ i danni.

Si potrebbero ad esempio svolgere incontri basati sulla teoria (rendendola dilettevole) o sul semplice gioco libero, attività meno pressanti su quei fisici che, ripeto, devono già fare molta fatica per crescere e diventare adulti. In quei periodi della vita ci sono denti che cadono per lasciare posto a quelli definitivi, ci sono ossa che si allungano, anticorpi che si rafforzano, processi metabolici diversi da quelli dei primi anni, per non parlare di un fenomeno ormonale in corso che è davvero importante e significativo. Tutte cose che non possiamo vedere ma esistono. E’ naturale quindi che qualcosa ci rimette.

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Non dimentichiamo inoltre che quegli stessi ragazzi hanno quotidianamente da affrontare un’attività scolastica, alcuni anche il catechismo e diversi persino altri sport. Il solo fatto di crescere inoltre fa lavorare anche in modo diverso la loro mente, il loro porsi domande e il trovare determinate risposte, insomma, è un momento della vita faticoso e non si dovrebbe stressare troppo.

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Il ritrovarsi con gli amici di squadra è bellissimo ma come ho detto prima bisognerebbe limitare questi incontri allo stare assieme anziché faticare fisicamente e doversi concentrare oltremodo su ruoli e tattiche particolari.

Molto spesso sento mamme parlare dei disturbi fisici dei loro figli e le sento affermare frasi come – Purtroppo ci siamo accorti solo ora che è nato con una gamba leggermente più corta dell’altra… Ha un problema all’anca ora vedremo cosa fare… Com’è possibile che si è strappato un muscolo allenandosi quasi tutti i giorni… -. Ebbene, essendo che ci sono passata anch’io, dal momento che ho preferito sempre accontentare mio figlio che se non andava ad un allenamento sembrava dovesse cadere il mondo, dico che oggi, la sua salute lo ha obbligato a dimezzare gli allenamenti almeno finchè il suo corpo non si sarà del tutto sviluppato.

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I nostri figli non sono nati deboli o con lievi malformazioni, almeno non sempre.

Forse il loro fisico si è modellato male crescendo proprio a causa di un’intensa e innaturale attività nella quale bisogna anche comprendere smisurati urti, a volte, ai quali si è sottoposti. Pensateci. E dal momento che non è mia intenzione segregare dei ragazzini in casa al pomeriggio, provate tutti insieme a discuterne con gli allenatori e a trovare nuove soluzioni. Il troppo stroppia sempre e ovunque e non tutti gli individui riescono a mantenere i ritmi di altri. Ognuno ha i suoi e andrebbero rispettati.

Un giorno sentii un allenatore di calcio lamentarsi del fatto che un ragazzo aveva rinunciato ad andare ad un allenamento settimanale, causa problema ad un ginocchio, ma lo vedeva divertirsi ogni giorno all’Oratorio del paese. Non dissi nulla a quell’allenatore facendomi discretamente gli affari miei ma oggi vorrei sottolineare che il libero sfogo dell’Oratorio, o dei giardini pubblici, è nettamente diverso dallo svolgere seriamente gli esercizi di una disciplina agonistica come quella del calcio. Questo per lo meno è il mio pensiero.

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Un’altra cosa importante e da non sottovalutare è l’alimentazione. Proponete ai vostri figli, che praticano molto sport, una dieta adatta perché il loro fisico e la loro mente ne hanno bisogno ed eviteranno di stressarsi.

Facciamoli giocare questi bambini senza sottoporli a stanchezze eccessive e ricordiamoci sempre che hanno una vita intera davanti per diventare campioni del mondo. Anche perché, campioni del mondo, lo sono già.

Prosit!

photo bimbisaniebelli.it – mamme magazine.it – forum free.it – cinematografo.it – atleticaleggeraportici.it – aiutodislessia.net – medicina live.com – laccoglienza.it

Dolore alle Spalle – quale peso porti nella tua Vita?

Le spalle sono una zona del nostro corpo molto importante perché è grazie ad esse che riusciamo a portare i pesi.

“Portare i pesi”, in questo senso, non ha solo un significato pratico come lo zaino di scuola o la borsetta da passeggio, ma ha anche un significato teorico e spirituale.

Portare ad esempio il peso dentro di se’ del non sentirsi adatto può provocare un problema alle spalle. Cercare di piacere, fare di tutto per essere stimati dagli altri e circondati dall’affetto di amici e parenti è un peso davvero grande da portarsi dentro e, oltre a far “male” al cuore, può provocare alle nostre spalle seri problemi.

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Quella sensazione di non farcela che ci tiene sempre attivi nell’arrancare e nell’essere più risoluti ossia – drizzare quelle spalle – inclinate verso il basso quasi a voler dire – in realtà non valgo nulla -.

I dolori alle spalle sono naturalmente collegati a tutta la nostra schiena ma, come spesso vi ho mostrato, ogni zona della colonna vertebrale indica una sfaccettatura ben precisa del nostro “condurre la vita” (il sostegno).

Per quanto riguarda quello che vi ho spiegato finora, e sotto sotto trattasi anche di una paura nei confronti della solitudine e il sentire una mancanza da appagare, le spalle rispondono prontamente come bravi soldatini.

Una spalla infiammata, per qualsiasi ragione, è bene non toccarla e metterla in mano a degli specialisti ma, dal canto vostro, potete anche voi aiutare la medicina senza rimanere con le mani in mano. Come? Bhè innanzi tutto dovete sapere che per quel che riguarda la riflessologia plantare, le spalle vengono indirettamente sollecitate dalla parte che contorna il nostro quinto dito del piede come potete vedere nell’immagine (zona n° 5).

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Massaggiando questa zona quindi (senza esagerare in quanto è davvero significativo come atto) potete dare alle vostre spalle un sollievo. Il massaggio deve essere leggero ma mentre lo effettuate concentratevi su quello che state facendo e con energia pronunciate verso voi stessi parole di approvazione e lusinghe verso la persona che siete. Non potete capire quanto è potente questa pratica del “volersi bene” se effettuata correttamente.

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Avete paura delle esperienze della vita sia quelle passate che quelle che ancora devono avvenire. Tranquillizzatevi. Non dovete sempre dimostrare a qualcuno, ogni ora del giorno, che valete. Dovete solo dimostrarlo a voi stessi. In realtà non avete bisogno di nulla, andate bene così come siete, chi può dire il contrario? Può dirlo solo colui al quale voi lo permettete ma è una vostra decisione questa. Se preferite così vi dovrete però tenere il male alle spalle. E poi, siete davvero sicuri di non essere amati?

Con il vostro atteggiamento, la vita diventa un peso eccome, ma siete certi che sia davvero così? Vi considerate brutti? Grassi? Soli? Incapaci? Ok. Ma davvero anche gli altri, tutti gli altri, vi vedono come voi vi ritenete?

Provate ad aprire il vostro cuore e azionare i vostri sentimenti anziché far lavorare sempre le vostre spalle per – fare, fare e fare… – e convincetevi che andate bene così come siete. Provate a pensare che quello che avete ottenuto nella vita, con tanto sacrificio, non è detto che vi debba sparire da un momento all’altro! La vita non è solo fatta di tiri mancini ma è anche composta da bellissime sorprese. Dovete voi sorriderle e sorridere a voi stessi se volete che, come han sempre detto, anch’essa vi guardi sorridendo.

Le spalle sono delle articolazioni davvero complesse composte da nervi, muscoli, tendini, ossa, cartilagine… guardate quante cose potreste andare a colpire con il vostro modo di vivere.

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Qui ci vuole parecchio amore per se stessi, molto di più di quello che si può provare per gli altri. Se avete male alle spalle siete sicuramente persone che per il prossimo fanno l’impossibile ma molto poco per se stesse. Ammirevole. Il fatto è che se voi vi amaste di più, anche agli altri potreste dare di più e con molta meno fatica! Lo so che può sembrarvi assurdo ma è davvero così. L’autosvalutazione, che ogni giorno concimate dentro di voi, non potrà che portarvi energia negativa intorno. Questo non significa che debbano per forza accadervi brutte esperienze ma semplicemente che non otterrete mai ciò che davvero vorreste. Forse vi sembra di avere già fin troppo – Dio sia lodato se per lo meno ho questo e quest’altro… – ma in realtà nell’Universo c’è molto, molto di più. Non prefiggetevi limiti! Così facendo limiterete anche il movimento delle vostre spalle doloranti.

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Siate meno giudici nei confronti di quello che siete. Siete perfetti, unici e irripetibili; vi sembra poco? In tutto il pianeta nessuno, e dico nessuno, nonostante si parli di sette sosia per ognuno, è come voi! Nessuno ha quella caratteristica negativa che avete, ma nemmeno nessuno ha quel meraviglioso pregio che vi contraddistingue!

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Liberatevi da questi pesi che solo voi, per alcune vostre paure, avete creato. Li avete fatti diventare concreti e ora è come se davvero portaste ogni giorno addosso chili e chili di roba inutile. Alleggeritevi. Non imitate Gesù portando anche voi la vostra croce, imitatelo per altri esempi al massimo. Le vostre spalle vi stanno dicendo che non ce la fanno più, e hanno ragione poverine. In fondo, lo dicono solo per il vostro bene! Utilizzate questa fatica per migliorare l’amore e la stima per voi, d’altronde, questi macigni, come li avete creati potete distruggerli: sono vostri, ne’ potete fare ciò che volete.

Se non ho visto lontano come altri è perché portavo dei giganti sulle spalle – (Harold Abelson).

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Ricordate inoltre che schiacciare le spalle comporta anche l’infossamento della gabbia toracica (anche se non lo vedete) vale a dire Diaframma e Polmoni compressi. I Polmoni, vi dissi in passato, sono la sede della Tristezza e ovviamente, vivendo con pesi così grandi addosso, non si può essere completamente felici. Perciò: allergie, riniti, crisi d’asma, etc, etc… tutti i malesseri inerenti all’apparato respiratorio possono così trovare una spiegazione.

Prosit!

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Balla e sii felice!

Insomma non è fantastica questa signora?

Completamente nel suo mondo.

Quando una mattina mia madre mi ha fatto vedere questo video, tramite mail per mandarmi il buongiorno, mi sono illuminata e ho voluto condividerlo con voi.

Ho aspettato con ansia fino alla fine che qualcuno si fermasse a ballare con lei ma questo non è accaduto. Peccato. Mi sarebbe davvero piaciuto un effetto “domino” improvvisato e basato unicamente sulla gioia. Probabilmente in tanti l’hanno presa in giro, mettendosi a ridere e dichiarandola pazza. A me ha aperto il cuore avrei voluto abbracciarla e poi ballare assieme a lei.

Immaginate che meraviglia sarebbe camminare per la città e incontrare tante persone che si muovono in quel modo. Al ritmo di una musica che solo loro possono sentire. Immaginate un avventore che balla al bancone di un bar attendendo il caffè, l’operaio che aspetta il collega, e quelli in fila, alle Poste. Sarebbe il mondo delle favole.

Non lo fa mai nessuno e chi osa, magari senza accorgersene, viene additato come un diverso. Diverso si, ed è bellissimo.

Dio ti rispetta quando lavori ma ti ama quando danzi – (massima Sufi).

Questa signora mette allegria. Fa amare la spontaneità. Incuriosisce il fatto di quali note siano riuscite a creare questo.

La bellezza del – lasciarsi andare -, dell’essere più forte del giudizio degli altri, di vivere quel momento come si vuole.

Che effetto fa a voi? Condividete i miei pensieri? Avete mai fatto una cosa così?

Io no, anche se spesso mi ritrovo a sorridere da sola come una scema in mezzo alla strada o a parlare tra me e me.

Ricordo però che quando ero bambina cantavo a squarciagola passeggiando per il paese e muovendomi come Lorella Cuccarini in “Odiens” con “La Notte Vola” – …con quanto fiato in gola, il buio ti innamora, qualcuno ti consola, la notte vola… – chi ha la mia età la ricorderà sicuramente. E poi? Poi cos’è accaduto? E’ accaduto che mica voglio diventare lo zimbello di tutti! Ferma e composta come una vera signora io che di signora ho davvero ben poco.

Bhè, sarà il caso di porre rimedio. Obiettivo: cercare di ballare come questa donna nel video. Senza vergogna (oh mamma mia!). Se non mi leggerete più sarà perchè mi hanno rinchiusa da qualche parte.

Dai, provateci anche voi, sapete com’è… l’unione fa la forza…

Prosit!

Storia di tre Sorelle e della Somiglianza Energetica

Esiste la somiglianza genetica, la conosciamo tutti. Il figlio che nasce uguale identico al padre, due fratelli che sono due gocce d’acqua, la bimba… tutta la nonna, etc, etc… Ma, alla somiglianza energetica, così io la chiamo, ci credete?

Biologia ed Energia a confronto: quando i geni ci dicono molto di più e quando invece non c’entrano affatto.

Una storia vera:

C’erano una volta tre sorelle che chiamerò Gina, Pina e Tina. Erano tutte e tre bionde, avevano tutte e tre gli occhi di un azzurro chiarissimo e la pelle diafana che sembrava di porcellana. Non erano gemelle ma molto, molto simili tra loro. Tutte e tre si sposarono con tre ragazzi mori, dagli occhi scuri e la pelle olivastra tipica del maschio latino. I loro tre mariti li chiamerò Gino, Pino e Tino.

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Gina era la più grande, era in gamba. Aveva un carattere austero e orgoglioso ma Gino, il suo uomo, sapeva tenergli testa. Aveva fatto la guerra nel peggiore dei modi, se mai poteva esserci un modo peggiore di un altro, e nulla lo spaventava. Se Gina era risoluta lui lo era altrettanto e le scintille, nella loro famiglia, non mancavano mai. Ambedue erano persone generose ma il loro modo di fare spaventava nonostante, sotto, ci fosse bontà d’animo.

Pina, la sorella di mezzo, non era una persona buona, lo era all’apparenza ma nel suo cuore c’era davvero poca gentilezza. Era rancorosa, vendicatrice e si preoccupava di comandare a bacchetta tutti i componenti della famiglia marito compreso, Pino, che come un soprammobile, passava le sue giornate ad ascoltare i ragionamenti della moglie che lo esauriva. Pino era il classico uomo che la società definisce – senza palle -, uno zerbino ai piedi di una donna arrogante e superba.

Tina invece, la più piccola, era dolce e umile. Completamente sottomessa ai voleri del marito, un rozzo uomo molto più anziano di lei. Anche da giovane, Tina sembrava una vecchietta spaurita e, facendosi in quattro per la sua famiglia, chinava sempre il capo davanti a Tino che la trattava come una serva senza mai udire da lei un lamento. L’importante per sua moglie, era vederlo felice e appagato.

Tre donne diverse, per tre uomini diversi. Tre donne che ebbero dei figli.

Gina e Gino ebbero due figli: uno biondo con gli occhi azzurri come lei, uno castano con gli occhi scuri come il padre.

Pina e Pino ebbero due figli: tutti e due con gli occhi chiari e i capelli biondi come la madre.

Tina e Tino ebbero tre figli: tutti scuri sia di carnagione, sia di capelli che di occhi come il padre”.

Questa cosa mi aveva dato da pensare e iniziai ad osservare sotto un aspetto diverso le somiglianze delle persone.

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Al di là del carattere più forte che può esserci tra due coniugi, in alcune coppie, c’è sempre quello che “porta le braghe”. A volte, pur sembrando la parte più mite è in realtà colui che tiene insieme tutta la baracca e molto spesso i suoi geni, sono assai più “potenti” di quelli dell’altro. Più potenti non solo dal punto di vista biologico ma anche energetico.

Nel caso di Gina e Gino, due persone dal carattere simile e che insieme tenevano unito il loro rapporto, un figlio è nato molto somigliante alla mamma mentre l’altro molto somigliante al papà. Oppure sarebbero potuti nascere assomigliando entrambi a tutte e due i genitori. Come in un perfetto equilibrio. Pina e Tina invece hanno avuto figli completamente uguali a loro o uguali al consorte e, guarda “caso”, avevano una personalità completamente differente e un ruolo nettamente diverso all’interno del matrimonio. Questo però, pur non essendo assoluto, non è un “caso”.

Illustration showing the formation of an animal cell from dna and chromosomes. Digital illustration.

Anche i geni hanno la loro personalità, o noi abbiamo la nostra personalità anche in base ai geni che, come possiamo vedere, non si preoccupano di sottoscrivere solo la parte fisica e fisiologica.

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Sappiamo bene tutti che ci sono tratti somatici più preponderanti di altri. Caratteri dalle tonalità chiare che possono soccombere contro quelle scure ma posso assicurarvi che non è sempre così. Questo è quello che può andare oltre la biologia. La genetica potrebbe aprire un mondo a riguardo ma la mia teoria vuole guardare un aspetto ulteriore e forse non è solo merito del DNA.

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Ovviamente tutto questo è molto difficile da notare quando entrambi i genitori hanno gli stessi colori ma non sarà difficile invece notare come due persone che non sono parenti di sangue, come marito e moglie, si assomiglino come fratello e sorella. Vi è mai capitato di vederne?

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E qui entriamo nel settore puramente energetico. Quando due persone si amano profondamente può infatti accadere che inizino persino ad assomigliarsi e questo vale anche per quei figli non biologici che cominciano col tempo ad assomigliare a quel papà o a quella mamma che non li hanno concepiti. La gente dirà – Cavoli come assomiglia al papà! – mentre in verità quel padre è solo il marito della mamma ma davvero quel bambino ci assomiglia molto!

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C’è anche da dire inoltre che, durante l’esistenza che si vive, non sempre si ha lo stesso carattere. La nostra personalità si modifica con l’andar del tempo e anche le relazioni possono cambiare anche se possiamo non accorgercene. Perciò accade anche per questo che, ritornando un attimo in tema biologico, un figlio può assomigliare di più ad un genitore mentre il secondo può prendere di più dall’altro.

Osservando amici e parenti mi è capitato di constatare questa teoria e ricordo anche che quando credevo di sbagliare dovevo invece ragionare di più.

Una coppia che conosco ha avuto, venticinque anni fa, una figlia molto simile al padre fisicamente. Dentro di me dicevo “che strano, è la madre ad essere forte, a comandare a bacchetta, a fare e disfare. Lui, così mite, così taciturno, quasi a vivere dietro le quinte”. Ma così presente. Già… presente. Lei invece destabilizzante, frivola. Quel caratterone che offriva al pubblico era solo una maschera in realtà. Una maschera che nascondeva tutte le sue paure. Era lui il punto fermo di quel focolare domestico, era lui ad assumersi le responsabilità e ad esserci, sempre. Era lui che fondamentalmente “lasciava il segno” e lo ha lasciato anche nei tratti somatici della figlia. E’ così che ancora non sono riuscita a sgretolare questa mia idea, anche se vi ripeto, non è assoluta. L’Energia è potentissima. Voi cosa ne pensate?

Quando un bimbo viene al mondo, solitamente passa fasi di somiglianza che velocemente ricordano sul suo viso: il padre, e poi il fratello, e poi la madre, e ancora il nonno… Quel bimbo cambia aspetto ogni dieci giorni oppure assume espressioni che lasciano senza fiato tanto sono identiche al parente chiamato in causa. E’ come se si volessero definire le sue sembianze. Poi, può accadere, che una prevalga. Cosa succede in quel mentre? Quanto mi affascina la genetica!

Teniamo anche conto che un genitore può dare il viso mentre l’altro il corpo. Anche quello che riguarda la conformazione fisica è somiglianza ma senz’altro, ammalia meno.

Prosit!

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Cosa avrò e cosa non avrò

Le regole del chiedere

Ancora non vi ho detto perché dovremmo chiedere, ma intanto le butto lì:

  1. Non avrai ciò di cui credi di aver bisogno.
  2. Non avrai ciò che vuoi, avrai ciò di cui hai bisogno.
  3. Avrai ciò che sei non ciò che chiedi.
  4. Avrai ciò che vuoi devi solo crederci.

Avere, ottenere e leggi a contorno

Che macello! Chi ci capisce qualcosa?

Insomma… cosa avrò e cosa non avrò?

Vediamo di fare un po’ di ordine pur essendo un discorso molto difficile da spiegare. Partiamo dal presupposto che potremmo, in teoria, avere tutto ciò che vogliamo.

Così dicono le leggi dell’Universo e così dicono le Leggi dell’Attrazione che si stanno facendo conoscere sempre più ma… in teoria appunto. In pratica la cosa è molto più incasinata. Oppure, di una semplicità così assurda da risultare inconcepibile.

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Chi ci governa?

Siamo governati dall’Universo (siamo anche composti dalle sue stesse sostanze), dalle sue energie, dalle sue forze e da tutto ciò che gli appartiene come anche, in piccola/grande parte, da quello che noi emaniamo.

Credo a questa cosa; credo che viviamo in base alle nostre scelte e che diventiamo, in forma concreta, la trasformazione fisica dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Se sviluppiamo pensieri positivi o emozioni positive, la nostra giornata sarà positiva. Sembra semplice.

Eraclito diceva – Ogni giorno, ciò che pensi, ciò che fai e ciò che scegli, è quello che diventerai -.

Sta quindi di fatto che ci formiamo, ci modifichiamo ogni giorno, ogni momento, in base a quello che mandiamo nell’atmosfera intorno a noi, che si mescola col tutto e ci ritorna come in un cerchio perfetto.

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A questo punto, se io desidero un qualcosa, se mando in questa atmosfera un mio sogno, l’Universo dovrebbe cogliere la mia richiesta e accontentarmi eppure, non sempre accade così.
Perché? Per prima cosa desiderare è un po’ come sperare che ciò avvenga e, come vi avevo già spiegato in passato, finché continuiamo ad emanare “speranza” ci ritorna solo… speranza. Cioè attesa.

Dovremmo essere più certi, più sicuri. Dovremmo cambiare l’Attesa in Azione. Dovremmo volere anziché desiderare. Senza paura di andare contro le regole dell’uomo e del bon-ton che ci hanno sempre insegnato a dire – vorrei – e non – voglio -.

Avere più fiducia nell’Universo, nella vita, e convincerci che tale cosa è già fatta, è già accaduta. Esiste già. La cosa più importante però, ed è quella sulla quale voglio basare oggi il mio post, è il senso di bisogno che si prova al momento della richiesta. È naturale. Uno chiede ciò che non ha e che gli serve, mica chiede qualcosa che sa già come ottenere o che già possiede. Ebbene, è da sapere che l’Universo, considerandoci parte di esso (e non possiamo dire di non esserlo), ossia suoi figli, ci considera di conseguenza Esseri Divini. Composti della sua stessa perfetta materia. Vale a dire, una divinità, e una divinità, non ha bisogno di nulla. Una divinità vive senza bisogni.

La domanda quindi che viene espressa non troverà nessuna risposta finché è vissuta come un – bisogno -. Vedete, nel momento stesso in cui noi esplichiamo all’Universo che vorremmo la tale cosa, degli strani ed invisibili meccanismi iniziano a muoversi come le rotelle di un marchingegno affinché la possiamo ottenere, ma essa arriverà soltanto quando capiremo che la vorremmo come un di più (come cosa già realizzata) e non come una necessità. Purtroppo è così. L’Universo non concepisce i nostri stessi bisogni.

Facciamo un esempio: Pincopallino ha paura dei cani. Chiede fortemente sempre di non incontrare mai un cane sul suo cammino. L’Universo lo accontenterà ma prima, a modo suo, gli risponderà – E’ bene che tu non abbia paura. La paura non è un’emozione che può farti del bene quando diventa terrore perciò non è concepibile da me -. Sarà così che a Pincopallino può capitare di avere a che fare proprio con dei cani. Solo quando la sua paura cesserà egli non avrà più a che fare con i cani. In realtà non è l’Universo a punirlo ma è proprio Pincopallino che materializza l’incontro con il cane continuando a pensare a lui e giudicandolo (averne paura significa anche giudicare).

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Proprio come dice la terza regola che vi ho scritto all’inizio – avrai ciò che sei (cioè un essere divino che ha paura dei cani quindi come tale deve superare questo timore) non ciò che vuoi (cioè non: incontrare mai un cane) –.

Ci sono persone che, a causa delle loro paure, diventano ansiose, stressate, malvagie, creano dentro malesseri veri e propri. Tutto questo l’Universo non lo accetta assolutamente. La paura dei cani comporta l’aver paura del morso (cinofobia), dell’aggressività quindi, dell’imprevedibilità, paura di non saper gestire una situazione, credere di meritare il male, tutte situazioni non consone alla natura dalla quale siamo stati creati e che non le vuole. L’Universo vuole solo la nostra felicità e usa qualsiasi mezzo per darcela. Ecco perché a Pincopallino prima quindi darà quello di cui secondo Lui “ha bisogno” (seconda regola); lo renderà forte, lo renderà invincibile, lo renderà divino come già è e, solo dopo, darà lui ciò che chiede, si, proprio quando a Pincopallino non servirà più. Non avrà più paura dei cani.

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I mezzi che l’Universo userà per rendere “sano” (felice) Pincopallino sono infiniti e spesso possono essere letti da noi anche come sconvolgenti. In realtà, è un perfetto sblocco della situazione. Una sorta di purificazione che prepara ad una nuova rinascita. Quante volte si è sentita la frase, inerente alla fecondazione di una donna che già ai tempi dei nostri nonni, recitava – Rimarrai incinta quando non ci penserai più! -. E’ successo a tantissime donne, davvero molte. Per loro, avere un bambino era una sorta di bisogno. Per carità, un bisogno buono, positivo, ma pur sempre un’esigenza, fosse anche solo quella di poter amare un’altra creatura e l’Universo questo non lo condivide. Non vuole si sentano mancanze. Nel momento stesso in cui esse si stancavano di quella inutile attesa, che per giunta le faceva anche soffrire, zack… ecco che rimanevano incinte. Ad un signore che conosco è persin capitato che hanno dichiarato sterile la moglie dopo aver provato a diventare genitori per ben dieci anni. Alla fine, quando ormai l’orologio biologico stava avanzando senza pietà, hanno adottato una bellissima bimba dell’Ecuador e sapete cos’è successo dopo un anno e mezzo? Che la sterile signora è rimasta incinta. Grazie all’arrivo della vivace ecuadoregna, i due appagati, non sentivano più il bisogno della genitorialità. Ecco perché è arrivata la figlia biologica.

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– Un miracolo! – si è detto al loro paese. Si. Miracoli. Così si possono chiamare. In realtà, qualcosa accade affinchè avvengano, nonostante ci lascino poi senza fiato. Provare il senso del bisogno, quando di vero o vitale bisogno non si tratta (anche se lo si sente tale), per un qualcosa che appagherebbe semplicemente delle nostre paure, o delle nostre voglie, non è contemplato dall’Universo. – Non avrai ciò che cerchi, avrai ciò che sei – perché è quello che sei dentro che otterrai. Perché solo se sei gioia otterrai gioia, solo se sei ricchezza otterrai prosperità. Al di là di quello che chiedi. Se cerchi un compagno/a, ma in te c’è solo attesa, o peggio ancora la convinzione di non trovarlo/a perché ti consideri brutto/a, sarà inutile che continui a chiederlo.

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C’è tutto per tutti in abbondanza. Bisogna solo volerlo. Senza porsi dei limiti. I limiti sono architetture astratte create dal nostro senso della vita in realtà barcollanti e senza fondamenta. Maschere che ci fanno apparire perfetti. Spesso, per ottenere ciò che si vuole, si soffre parecchio ma poi tutto arriva, ogni cosa a suo tempo. E ricordate, ogni cosa giunge nel momento giusto in cui doveva arrivare a noi, né prima né dopo. Molte volte, quando ormai non ne abbiamo più bisogno.

PICCOLO RIASSUNTO DELLE QUATTRO REGOLE

1- Non avrai ciò di cui credi di aver bisogno = Pensi di aver bisogno di non incontrare cani invece hai bisogno di sconfiggere paure molto intrinseche

2- Non avrai ciò che vuoi, avrai ciò di cui hai bisogno = Vuoi non incontrare cani invece li incontrerai perché hai bisogno di guarire da delle paura

3- Avrai ciò che sei non ciò che chiedi = Otterrai la tua stessa paura, ciò che sei, che provi, e non la tua richiesta.

4- Avrai ciò che vuoi devi solo crederci = Credendo fortemente a ciò che vuoi, dopo esserti purificato, otterrai sicuramente quello che hai deciso di volere.

E ORA CONCENTRATI SU COSA VUOI E NON SU QUELLO CHE NON VUOI.

Prosit!

p.s. = un ringraziamento a Do per alcune correzioni che mi ha suggerito

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