Voler tornare la persona che si era un tempo in alcuni casi è sbagliato

Spesso, durante tempi di sofferenza come un periodo di ansia, di depressione, di stress e quindi di disturbi psichici che contribuiscono a modificare l’umore, si spera di poter tornare come si era prima che il malessere colpisse. Prima della crisi.

Queste situazioni possono essere continuative e perenni, oppure presentarsi solo in un determinato momento della vita ed è proprio in questo caso che si ricorda con piacere come si viveva prima di essere affetti da tali disagi.

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Sono situazioni in cui si sta davvero male, si soffre moltissimo e ci si vorrebbe liberare al più presto da questa angoscia e senso di oppressione, o vuoto, o panico, o tristezza, perciò sembra ovvio ripensare con dolore e malinconia ai tempi in cui non si stava male, in cui “si viveva”.

A mio avviso questo è sbagliato ed è sbagliato per diversi motivi.

Innanzi tutto si rimane appesi al passato aggrappandosi ad un tempo che non esiste più. Non c’è più è irreale. Sono solo immaginazioni, ricordi. E’ bene allora immaginare il meglio ulteriore e futuro se proprio si vuole lavorare di fantasia.

happy man with hands up on sunset background; Shutterstock ID 100173191; PO: aol; Job: production; Client: drone

Un passato che non c’è più, così come non c’è più quella persona, l’essere che si era… e meno male! Si, perché se oggi si è colpiti da ansia, da depressione o da qualsiasi altro tipo di disturbo è bene capire che è perché non si è mai vissuto pienamente. La persona che sembrava felice prima del picco, in realtà, felice non era, stava semplicemente esistendo e stava lottando per rimanere a galla in quell’esistenza. Per farsi andare bene ciò che bene non gli andava. Per combattere contro paure che, nel profondo, la spaventavano.

Questi problemi arrivano proprio perché per anni si è condotta una vita, anzi un’esistenza, come se si coltivassero delle piante dando loro un’acqua inquinata perciò, in realtà, anche se non sorgevano attacchi di malumore incredibili o patologie, gli anni sono passati nella paura, nel fastidio, nella menzogna, nella destabilizzazione, nella tristezza, nella rabbia.

La cosa migliore sarebbe pensare alla persona nuova che si potrà essere dopo la guarigione. Una persona che avrà “capito la lezione” e saprà come vivere adesso nel vero significato della parola vivere. Una persona ancora sconosciuta. La parte più profonda che fondamentalmente non si è mai scoperta.

E’ come se qualcuno andasse a 200 km/h in auto. Ha un incidente e, ferito, viene portato all’ospedale. Nel suo letto, tutto fasciato e curato dagli infermieri, pensa “Ah! Quanto mi piacerebbe tornare al momento in cui correvo con la macchina! Quando tutto mi sfrecciava davanti veloce, quando sentivo l’aria dal finestrino pungermi il viso. Senza questi dolori, senza dover stare immobile qui dentro!”. Ma è proprio quel momento, quell’azione che tanto si rammenta che ha permesso avvenisse l’incidente. Dovrebbe invece immaginare di guidare quell’auto, in futuro, in modo diverso per potersi divertire ma anche per poter conoscere il mondo e assaporarlo senza creare danni a se stesso o agli altri. Guidare in un modo nuovo, come mai ha fatto prima.

La malattia è soltanto una conseguenza e la parola conseguenza è in stessa e ovvia connessione con la premessa. Non bisogna desiderare di rivivere quella premessa o le conclusioni saranno sempre le stesse se non peggio!

Molte volte mi capita di sentire persone che vorrebbero tornare a guidare come una volta, o ridere come una volta, o uscire come una volta, ma non sono quelli i veri problemi. Sono solo situazioni che appaiono migliori, più accettabili rispetto al trauma che porta il disturbo acuto. Se non si modifica la nostra parte intrinseca, ascoltandola e prendendo atto di quello che dice, non è rivivendo questi ricordi che si trova la risoluzione.

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Sarà la nuova persona, la farfalla che esce dal bozzolo la vera nuova vita e: il poter guidare, il poter sorridere nuovamente e il poter uscire saranno anche qui ovvie conseguenze. Ma si eseguiranno ancora meglio. Si riderà di più, si guiderà con gioia, si uscirà comprendendo la meraviglia di quel momento. Si potrà godere della vita.

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Ricordando la persona che si era, automaticamente si ricorda anche, nell’inconscio, cosa o chi l’ha fatta diventare “malata” perciò si entra in un circolo vizioso continuando a rivivere quel tempo e quella personalità senza elevarsi mai. Non è questo il messaggio della malattia o del malessere. Stanno cercando di spiegare tutt’altro. Il problema è riuscire ad interpretarli.

Questi malesseri non arrivano a caso o per qualche coincidenza che ha preso di mira proprio te. Se oggi sei depresso, o ansioso, o stressato è perché tu hai fatto si, inconsciamente, che in te si formasse la depressione, o l’ansia, o lo stress. E perché l’hai fatto? Cosa te l’ha fatto fare? Come hai vissuto per creare tutto questo? Non occorre conoscere le risposte. L’importante è sapere che qualcosa della tua infanzia o della tua esistenza ti ha fatto vivere così e così non va bene. Bisogna cambiare. Devi modificare il tuo approccio alla vita, alla quotidianità.

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Tutto questo nasce per dirti che dovresti apprezzare questo malessere seppur tremendo, lo capisco bene, ma è arrivato a te affinchè tu potessi capire. Cancellare tutto il tuo passato e ricostruirti una vita meno dolorosa. Tutto questo per dirti che è adesso il momento in cui stai iniziando a vivere anche se può sembrarti assurdo. Non rimuginare su quello che eri, pensa a ciò che sei e che potrai essere! Il disturbo ti sta annientando… sì. Lascia che ti resetti completamente facendo tutte le cure che devi fare nel mentre. Fatti aiutare e seguire da professionisti ma lascia che quello che chiami “male” faccia il suo lavoro. Lasciagli cancellare chi sei stato. Solo così potrai avere una base nuova e pulita dalla quale (ri)partire.

Prosit!

photo meteoweb – amicomario – liligo.com – oltre.online – risorsedellanima

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