La Totale Dipendenza

Il discorso che intendo affrontare oggi mi viene difficile da spiegare. Non so se riuscirò a trasmettere cosa voglio dire per questo vi chiedo di provare a leggere “tra le righe”. Potreste dirmi che dovrei evitare se non so essere esaustiva ma, vedete, questa cosa che ho provato mi ha stupita e mi faceva piacere condividerla con voi. Mi è accaduta qualche giorno fa.

L’INVISIBILE CHIODO FISSO

Uscendo di casa, nella buca delle lettere, ho trovato una busta dell’Enel che mi sollecitava il pagamento di una bolletta. Non mi sono preoccupata più di tanto ma ricordavo quella cifra e ricordavo anche di averla pagata. Non ho potuto cercare subito la ricevuta perché dovevo andare al lavoro e quindi, per tutto il giorno, una parte del mio cervello è rimasta ancorata al pagamento dell’elettricità. Da notare come la mente fa quello che vuole anche se cerchiamo di distrarci o reputiamo quell’avvenimento poco importante.

Alla sera, tornata a casa, mi sono messa alla ricerca della ricevuta e, trovandola, ho sentito un sollievo pervadermi dentro. Ero contenta. È stato proprio in quell’attimo, però, che ho trovato assurdo questo “meccanismo”. E qui inizia la, per me, difficile spiegazione. Ossia, ero contenta, per una contentezza che non esisteva. Che non doveva esistere. Che non doveva esistere come non doveva esistere la preoccupazione precedente. E qui potreste dirmi – Beh… è ovvio! -. Ecco… ma per me non è ovvio. Cioè, siamo totalmente dipendenti dagli agenti esterni.

Vediamo se con un esempio più tagliente riesco ad approfondire.

POTERE DECISIONALE SULLA VITA E SULLA MORTE

Esageriamo un po’. Supponiamo ch’io sia un noto medico della mia città. Tutti mi conoscono come un luminare. Un bel giorno, camminando per strada, incontro Tizio, lo guardo un po’ intensamente negli occhi e poi gli dico – Ehi Tizio, lo sai che stai per morire? Io lo vedo, hai ancora pochi giorni di vita -. Tizio, che mi stima tantissimo, crede ciecamente alle mie parole e vi lascio immaginare come, poverino, inizia a vivere da quel momento. Passa qualche giorno e incontro di nuovo Tizio, naturalmente, con un’espressione tristissima sul viso. A quel punto gli dico – Tizio! Guarda che non stai per morire, ti vedo in ottima forma! -. Al di là che Tizio potrebbe prendermi a colpi, in quel momento, ci ritroviamo con un Tizio ora felice. Ma felice di che? Di una cosa che non è mai esistita. Non lo trovate assurdo? Sto dicendo una cavolata? Ho il dubbio di sì ma, sentirmi così, totalmente in balia di quello che gli altri (o l’esterno) possono dire o fare, è traumatizzante se ci rifletto un secondo.

LA “VUOTEZZA”

Vuotezza – un nuovo termine che “mi” rende l’idea.

Questo ci fa sentire deboli, insicuri, insignificanti. Ci fa vivere costantemente con una spada di Damocle sulla testa. Almeno per me è così e, se ci caliamo nella profondità di questa situazione, ci rendiamo conto come essa riesce a farci rabbrividire fisicamente! Non siamo noi. Siamo quello che il resto del mondo vuole. Non siamo un qualcosa che è qui e che agisce per conto suo. Siamo tronchi vuoti spinti dalla corrente e reagiamo per salvarci assecondando le onde. Reagiamo solo emozionalmente, fustigandoci in base a ciò che succede. Picchiamo contro gli scogli, veniamo rosicchiati dai pesci, facciamo da ancora a qualche naufrago ma non abbiamo una nostra vita, una nostra identità. Siamo spenti come… come a non esistere.

Son riuscita a spiegarmi? Quasi sicuramente tutte queste mie parole sono banali e retoriche, forse anche stupide, ma su questi eventi vi ci siete mai soffermati a riflettere seriamente e profondamente nella loro drammaticità? Io sì, ma non così tanto come oggi e oggi mi ha davvero stupita. E voglio allenarmi affinché non mi accada più o, per lo meno, ridimensionare drasticamente la cosa.

Non dico che non dobbiamo più valutare l’esterno. È normale che una notizia può avere potere su di noi. Può angosciarci o renderci gai. Ma, se ci ascoltiamo totalmente, possiamo notare che: sia come quantità, sia come valore, sono troppe le notizie alle quali diamo la possibilità di governarci.

Vi consiglio un’accurata introspezione su questo (se ancora non l’avete provata). Io l’ho fatta e ho capito che non voglio più essere uno zombi.

Prosit!

photo flickr.com – democratica.com – nocreasnada.com – pinterest.com – romanoimpero.com

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