Ciao a tutti, mi chiamo Mario…

Ciao a tutti,

mi chiamo Mario Rossi ho 52 anni e sono un commercialista. Nel paese in cui vivo sono noto e considerato e questo mi fa piacere. Appaga molto il mio bisogno di riconoscimento.

Ho una bella moglie e due splendidi bambini. Un maschietto e una femminuccia. La coppia perfetta. I miei figli sono vestiti sempre molto bene, con abiti firmati e a scuola prendono ottimi voti. Questo gli consente di ricevere bei modi di fare da parte degli insegnanti e rispetto da parte dei compagni. Hanno fatto la Comunione e presto faranno anche la Cresima. Non conosco il significato di questi sacramenti, e sono pure ateo, ma tutti fanno così e lo faranno anche loro. Inoltre, se non li prendessero, verrebbero categoricamente esclusi da molte attività organizzate dalla parrocchia, come i Boy Scouts, e un’onta indelebile cadrebbe su di loro. Sia mai.

Sono amico intimo di uno sportivo molto conosciuto, fa il calciatore ed è davvero bravo nel suo ruolo. Gioca in serie A e questo è per tutti noi del paese un vanto. Mi piace sedermi accanto a lui, nei bar, quando torna al paese, io che posso, più degli altri. Posso vantarmi e darmi delle arie perché sono amico suo.

In realtà lui è una persona orribile. Gasato, maleducato, arrogante, borioso ma è famoso e questa è l’unica cosa che conta. Mi sforzo anche di fare il tifo per lui e faccio sapere a più persone possibili che lo applaudo perché sono suo amico. Giustifico persino i suoi modi grezzi facendoli passare per i metodi di un “grande”, un ribelle, uno che non deve chiedere mai e che non teme il giudizio degli altri. È uno stupido ma, in un attimo, riesco a trasformarlo nell’- eroe che riesce -. Io posso dire di conoscerlo. E, forse, un giorno, anch’ io finirò davanti alla telecamera che lo inquadra.

Quando racconto a mia moglie le sue prodezze lei annuisce per farmi contento e per farmi stare zitto. In realtà non gliene frega niente del mio amico e forse nemmeno di me ma ho i soldi e questo a lei basta. O almeno le basta col sottoscritto.

I miei figli probabilmente ora sono dalla nonna materna. Li ho avuti tardi, prima ho dovuto far carriera ma poi sono riuscito a formare la famiglia che tutti si aspettavano da me. La gente mi saluta con referenza e omaggia i miei parenti indossando maschere di ipocrisia che però tornano comode a tutti. Un gretto dare e avere, all’ordine del giorno, sul quale si campa.

Ho tutto quello che mi serve e la cosa più importante che possiedo è riuscire a far invidia negli altri. Poveri allocchi. Vorrebbero avere la mia vita solo perché non arrivano a fine mese o perché sono single disperati che non trovano un partner o, ancor peggio, perché hanno ciò che gli basta ma vorrebbero andare anche loro ai Caraibi dove sono stato io la scorsa estate. E questo gli manca.

La mia auto, non è certamente comune. Anche lei deve interessare e dar vita a quelle espressioni che amo sul volto della gente. Sono le espressioni che denotano chi è il migliore, cioè io, e questo mi fa dormire sereno. Mi regala potenza. Mi sento un re. È una bellissima sensazione.

Sono insofferente e frustrato fino al midollo, non so nemmeno io il perché, ma gli altri mi credono una specie di semi-dio in giacca e cravatta che, in questa vita, ha saputo crearsi il fatto suo. Bene così. Grazie a questo non sono mai da solo, tra amici, colleghi e persone che mi chiedono aiuto per ingannare il Governo posso essere sicuro di avere sempre qualcuno attorno. Una bambagia.

Mi piace molto giocare a palla pugno. Da ragazzino ero anche bravo ma è uno sport poco apprezzato e non fa per me o per quelli che, come me, devono mantenere un certo status. Almeno, io non la vedo così. Mi conviene praticare il golf, il tennis e la vela. Non mi piacciono ma mi assicuro interessanti conoscenze e la società lo sa che solo i “fighi” fanno questi sport.

Tutto ciò comunque accade raramente. Resto in ufficio fino a tardi. Non mi piace andare a casa alla sera, rimando questa azione il più possibile e voglio arricchirmi più che posso. Non ho calore nella mia vita ma non m’importa, non è il calore a portare fama e denaro e nemmeno rispetto.

In fondo ho tutto. Tutto quello che mi serve.

Prosit!

Dimentica i tuoi sogni se vuoi che si avverino

SEMINARE IMPEDIMENTI

Siamo cresciuti con l’idea di usare la determinazione, la costanza e la volontà per avverare i nostri desideri. Siamo cresciuti con l’intento di nutrirli e coltivarli per farli materializzare nella realtà e tutto questo è giusto, un metodo fantastico per poter ottenere quello che si vuole. La nostra mente però lavora in un modo davvero particolare e a noi spesso sconosciuto.

Ci sono dei particolari importantissimi che devi tener da conto.

Molte filosofie spirituali sono le prime a dire di immaginare quella cosa e quella cosa accadrà. Questo mi trova d’accordo ma occorre fare i conti con il nostro inconscio (che non riusciamo a vedere) oltre che con il conscio. Le stesse dottrine indicano infatti che non si otterrà ciò che si vuole ma ciò che si è. Al fine di realizzare un sogno serve pertanto il matrimonio tra il pensiero, cioè l’immaginazione, e l’emozione intrinseca che lo accompagna con la quale non si intende la gioia, che si può provare volando sulla nostra nuvoletta rosa, bensì si intende l’emozione che indica quello che proviamo per noi in base al desiderio. Ad esempio, se io immagino di diventare una star ma nel mio inconscio non mi sento all’altezza, non mi sento degna di tanta fama, ho paura ad affrontare una situazione così, temo il giudizio degli altri, mi spaventa il pubblico, etc… l’emozione che si scaturisce è quella dell’impedimento.

NON TI MOLLO!

Allora cosa succede se continuo a pensare a quel sogno? Succede che per prima cosa lo inquino. Ebbene sì. Senza rendermene conto, lo inquino del timore che non si possa avverare. Lo inquino di preoccupazione. Lo sporco di orpelli sciocchi e mentali, di schemi mentali sbagliati che mi appartengono. Lo sporco di speranza che, anche se può sembrare tanto carina e poetica, la speranza è proprio l’inverso della certezza. Colei che ti tiene in sospeso e non realizzato.

Ma soprattutto lo trattengo. Lo trattengo lì, nell’immaginazione, e non gli permetto di concretizzarsi nel mondo delle forme. Lo trattengo come se dicessi – Prima o poi ti avvererai – e l’Universo risponderà – Si, prima o poi, prima o poi… -. Quando? Boh… prima o poi

Trattenere un sogno e continuare a definirlo “sogno” significa non avere fede. Non darlo per certo, non darlo come già avverato. Se fosse già avverato continueresti a immaginarlo? No! Continueresti a chiamarlo – sogno -? No! Ed é proprio questo che devi fare. Non sognare più, già ce l’hai, che ti sogni ancora? Che ti struggi?

Perché continuare a nutrire aspettative? Così facendo continuerai ad aspettare, come dice la parola stessa.

Immagina di essere alla stazione e stai fremendo perché sei molto in ritardo ma il treno non arriva. Inizi a pregare il treno, speri di vederlo spuntare in fondo al binario, tra te e te pensi alle peggio cose verso le Ferrovie dello Stato e, dentro, lo stomaco vibra, i muscoli sono tesi, la rabbia sale. Ma poi ecco che, finalmente, il treno arriva e tu puoi salire, sbuffando collerico. Ti siedi sul sedile e stop. Il macchinista accelera e riprende il giusto tempo. Se ti osservi noti che non stai più pregando, non stai più immaginando nessun vagone spuntare sui binari, la rabbia si sta dissolvendo e i muscoli si rilassano. Il treno ora c’è. Non hai più bisogno di quelle emozioni che hai provato prima. Perché dovresti desiderare un treno se già ci sei sopra? Bene, per il “sogno” funziona allo stesso modo.

OK, BASTA, NON TI SOGNO PIU’

Lo so che è difficile. Per questo, molti desideri, e soprattutto quelli ai quali teniamo di più, spesso non si avverano. Continuiamo a desiderarli con le unghie e con i denti.

Lascia andare… lascia andare… lascialo andare quel sogno, liberalo, permettigli di trasformarsi in realtà.

Se lo molli, grandi forze energetiche potranno prenderlo, coagulandolo in loro e potranno poi ridartelo sotto forma di materia, nella tua vita.

In pratica, stai facendo tutto tu e se ti rendi conto di questo potrai migliorare la situazione.

Se proprio non riesci a non pensare a questo tuo grande desiderio, almeno immagina di viverlo già e di volerlo migliorare ulteriormente. Se stai pensando al lavoro dei tuoi sogni, fai finta di svolgerlo ma di voler fare di più. Fatti venire un’idea eccezionale, pensa a come ti muoveresti in quel campo, oppure come potresti risultare unico in quella mansione o, ancora, quanto ti ha fruttato la tua ispirazione.

Il tuo grande sogno ormai si è già avverato, rifletti su un altro se proprio non puoi fare a meno di pensare.

Puoi tornare su di lui solo ogni tanto, come per controllare che tutto vada bene. Come a guardare se la sua realizzazione stia procedendo per il meglio ma, poi, levati di nuovo da lì. Vai a farti i cavoli tuoi. L’Universo sa gestire benissimo da solo questa situazione che gli hai donato.

NON DIRLO IN GIRO

Infine, permettimi di darti un ultimo consiglio.

A meno che tu non abbia a che fare con persone veramente capaci nella Legge dell’Attrazione, ti consiglio di non svelare troppo agli altri il tuo desiderio. Nemmeno alle persone che ami. La mia non è scaramanzia ma è qualcosa di più grande e potente. Purtroppo, inconsapevolmente, anche gli altri, pur volendoti bene, possono inquinare il tuo sogno. La loro potrebbe essere una legittima preoccupazione, oppure paura nei tuoi confronti. Per loro questo si chiama amore ma, in realtà, stanno mettendo limiti alla realizzazione del tuo desiderio sporcandolo con le loro emozioni negative. Per questo ti converrebbe tenerlo per te.

Non sei l’unico ad avere potere. Anche gli altri ne hanno. In realtà nessuno potrebbe sporcare il tuo sogno ma il problema risiede nel fatto che tu, non vivendo come spirito e completamente padrone di te stesso, permetti alla tua mente, senza accorgertene, di dar retta e peso alle loro parole. Per evitare tutto questo lavora da solo. Avrai tempo dopo di dire agli altri della tua splendida realizzazione.

Prosit!

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Osservati dall’esterno per smettere di soffrire

IL MACABRO POZZO

Ogni volta che soffriamo cerchiamo soluzioni sbrigative per uscire da quell’angoscia ma questo modo di fare non è proprio il più adatto. Occorrerebbe entrare in quel dolore e viverlo a fondo, per conoscerlo e trasmutarlo, guarire davvero, non provarlo una seconda volta.

È anche vero però che ci sono malesseri lunghi a finire e assai deleteri per il nostro stato emozionale e fisico, soprattutto in caso di dolore attivo. Il dolore infatti può essere attivo o latente. Quando è latente è molto pericoloso, noi non lo percepiamo, non lo lavoriamo e lui può fare ciò che vuole ma quando è attivo ne sentiamo tutta la furia e questo lacera. Non si può prolungare tanta angoscia. Serve continuare ad osservarla ma, ad un certo punto, bisogna anche stare bene. Stando bene si possono emanare frequenze positive, le quali richiameranno altre vibrazioni positive, e potremmo così riempirci di gioia con più facilità eliminando quella tristezza che ci porta sempre più giù nel suo macabro pozzo.

Un metodo, non facilissimo da applicare all’inizio, ma molto efficace esiste e ora te lo spiego ma, nel riuscire a metterlo in pratica, dovrai essere paziente. Una volta presa l’abitudine però, non farai più fatica ed esso potrà rivelarsi un valido mezzo da utilizzare ogni volta che vuoi.

COME ESSERE SPIRITO

Si tratta di “distaccarti” dal tuo corpo e guardarti dall’esterno. Innanzi tutto devi sapere che ogni tipo di malessere che provi appartiene al corpo e quindi alla mente. È sempre un qualcosa di mentale, cioè materiale, anche se emozionale. È cioè sempre una conduzione mentale che si sviluppa in base al nostro vissuto, diverso, da individuo a individuo. Ebbene sì, anche l’innamoramento, o quello chiamato amore. Nella nostra anima, e nella nostra parte spirituale, il male non esiste. Non esistono emozioni, ne belle ne brutte e, in questo momento, sono proprio quest’ultime a interessarci. In parole povere, tutto il dramma che proviamo appartiene al corpo e quindi, in teoria, basterebbe staccarsi da esso, in qualche modo, ma… come si fa se siamo quel corpo?

Hai presente quelle frasi che ogni tanto si leggono e che intendono insegnare la differenza tra corpo e spirito?

Ad esempio educare i bambini a dire – Il mio corpo ha la febbre – anziché – Ho la febbre -. Oppure – Il mio corpo si è sbucciato un ginocchio – anziché – Mi sono sbucciato un ginocchio – facendosi così carico (troppo carico) di quel dolore, nonché di quella sbadataggine e pure del senso di colpa (in certe situazioni). Se invece è del corpo e non nostra… problemi suoi! Si capisce? Ok, sembra un po’ un modo di dire ma è così. Non capisci quanto il cervello sia schiavo, totalmente dipendente, dalla mente. Se la mente vuol fargli credere che abbiamo un dolore ad una gamba, lui mica controlla se è vero, bensì si muoverà ordinando a varie cellule di attuare tutti vari processi di guarigione, spesso, assai più dolorosi del danno stesso.

Così, per ridere, proviamo a dire al nostro corpo – È un problema tuo io non ne voglio sapere. Non mi riguarda, arrangiati! -.

SONO CAVOLI TUOI

E ora torniamo seri. Sei seduto sulla tua poltrona a elucubrare su quella tristezza che ti sta opprimendo. Puoi chiaramente sentire un peso sullo sterno che non ti permette nemmeno di respirate bene. Le viscere sono rigide e contorte e i tuoi occhi stanno per bagnarsi di lacrime. Stai male e questa condizione sta andando avanti da diversi giorni. Resta seduto lì e prova a chiudere gli occhi.

Ora immagina di uscire dal tuo corpo e vederti dall’alto. Vai su, verso il soffitto, e guardati. Guardati davvero. Vedi i tuoi vestiti, la tua posizione, le tue mani e vedi la tua triste espressione.

Mentre ti osservi prova a esprimere frasi compassionevoli nei confronti di quel corpo abbandonato su quella poltrona, avvolto dall’angoscia più totale. Prova a dire – Mi dispiace tanto per te -, – Vedrai che tutto si sistemera’ -, – Ricordati che sei più forte di quel dolore -. In effetti, questa è la verità. Qualsiasi sia l’azione del dolore, il suo comportamento stabilisce che: sa benissimo il tuo essere più potente di lui. Questo non dimenticarlo mai.

Man mano che provi ad attuare questo esercizio di vederti dall’esterno, anche se all’inizio può risultarti difficile, senza rendertene conto, educhi il tuo cervello che tu sei tu e quel corpo (con il suo dolore) è altra roba. Il cervello, col tempo, inizia a scindere, farà tutto lui, tu non dovrai preoccuparti di nulla se non di stare meglio, perché è questa la sensazione che avrai: sollievo. Come sia potuto accadere probabilmente continuerai a chiedertelo ma poco importerà, il benessere che ora ti avvolge, dopo molta sofferenza, ti trasformerà in menefreghista verso certi aspetti, intento solo a goderti quella conquista.

Cerca di concentrarti su quella separazione che hai attuato.

Il tuo corpo e il male sono là, tu sei qua. Allenati in questo. Osservati nella maniera più precisa che riesci. anche subito forse non ce la farai. Guarda le tue più piccole rughe, la tua pettinatura, le pellicine attorno alle unghie. Più la visione di te stesso sarà acuta e più per il tuo cervello sarà realtà. Credimi, in fondo, basta davvero educarlo e fargli credere ciò che vogliamo.

Prosit!

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Mangiare velocemente – paura di essere aggrediti

UNA FAME DA LUPO

I Lupi non mangiano come noi, soprattutto in caso di scarsità di cibo o nei gruppi non naturali o in cattività. Non mangiano tutti assieme come gli umani, in uno di quelli che potrebbe essere il momento più bello della giornata.

In un branco di Lupi esiste una gerarchia e prima mangiano alcuni componenti, in base alla situazione che si presenta, i più importanti o i più bisognosi, e poi gli altri, indipendentemente dalla quantità di fame che possono avere.

Il modo di sbranare la preda è infatti differente da elemento a elemento. Mentre il Maschio Alfa o la coppia Alfa, ad esempio, può permettersi di mangiare in tutta tranquillità (sempre in base alla situazione), l’ultimo componente, con ora una fame incredibile, mangia in modo vorace, di fretta, a volte ringhiando e con un occhio attento a quello che gli succede attorno, come a dire – Ora tocca a me… guai se ti avvicini al mio cibo, ti mordo! – e nel frattempo si sbriga, divora quella polpa, addenta le ossa e potesse avere due bocche lo farebbe con entrambe, contemporaneamente. Ha paura. Paura che qualcuno gli porti via quel pasto dalle fauci.

È la stessa paura che prova un essere umano con l’abitudine di mangiare velocemente, inghiottendo senza neanche masticare.

GNAM! GLUP! BURP!

Allontanandoci dai Lupi ed entrando nella nostra realtà e nella metafora della vita, questo comportamento simboleggia il timore della mancanza. La paura di rimanerne senza ma, attenzione, non solo di cibo. Il cibo è un mezzo che ci mostra una preoccupazione intrinseca che ci accompagna. Anzi due. Se da una parte c’è infatti la paura di rimanere privi di qualcosa (soldi, affetto, salute, etc…) dall’altra c’è quella di essere giudicati.

Il restare troppo tempo fermi a cibarsi, palesando un’azione che rivela tanto su di noi, è come mettersi in mostra. Da come una persona mangia, infatti, si può capire anche come fa sesso, come affronta la vita, se è possessiva, se è introversa e molto altro.

Mangiare significa introdurre al nostro interno qualcosa che arriva dall’esterno e che ci nutre ma come ci nutre? In modo positivo o negativo? Quei giudizi su di me, ad esempio, saranno belli o brutti? Come mi nutriranno? – Beh, facciamo così, io per tagliare la testa al toro, vedo di sbrigarmi così se fossero negativi almeno sono pochi, se sono positivi tanto meglio -.

Voglio dire, se ci mettessimo un vestito orrendo, con il quale non ci oseremmo mai ad uscire, potremmo anche incontrare qualcuno in grado di apprezzare quell’abito ma diamo per scontato che, 99 persone su 100, proveranno disgusto per noi. Cerchiamo molto più di difenderci ed evitare i giudizi negativi piuttosto che godere di quelli positivi.

Così si finisce presto di mangiare, ci si toglie da lì, e questo modo di fare s’impadronisce talmente tanto di noi che, ovviamente, lo manteniamo anche quando siamo da soli a casa.

RIMARRAI SENZA… 

La privazione di cui parlavo prima, quel timore di mancanza, è visto anche inconsciamente come un’aggressione, un attacco da parte della vita (considerate anche che il giudizio stesso è visto come un’aggressione alla nostra persona, a quello che siamo) . – Se un domani dovessi rimanerne senza? – così, come un tiro mancino nella nostra esistenza. Per questo, la velocità che si collega al togliersi da lì, a causa del giudizio, diventa l’arma migliore per levarsi anche dal violento assalto che inconsciamente si aspetta. Una prevaricazione da parte di altri e ambientata nel tempo futuro.

Le persone che mangiano in questo modo sono infatti solitamente proiettate in avanti e quindi ansiose. Temono per il loro benessere e sono convinte, nella vita, di dover fare sempre di più su qualsiasi fronte. Non basta mai. Sono molto severe con loro stesse perché quel fare, quel comportarsi, quel dare, etc… viene visto come “il più porta a di più” in tutti i sensi e, di conseguenza, si avranno meno possibilità di “rimanere senza”.

Avrete presente, inoltre, che mangiare voracemente dona un senso di sazietà diverso dal cibarsi lentamente. Il fatto che più tardi si abbia di nuovo fame non viene considerato ma, in quel momento, si ha una sensazione di pienezza molto appagante. Quel cibo è come se uscisse da tutti i pori, ci si sente pieni, e questo fa godere del sentirsi pieni di ciò che invece avevamo paura venisse a mancare. Anziché il vuoto sentiamo così la pienezza. Tutta un’altra storia.

BLEAH! CHE SCHIFO!

Ad aggiungersi a tutto questo c’è anche un altro motivo, il quale potrebbe non essere sempre presente ma è stato notato nella maggior parte dei casi.

Chi fagocita avidamente può essere una persona poco generosa e che nella vita ha dovuto mandare giù diversi “bocconi amari”, pertanto, inghiotte tutto senza masticare e privandosi del gusto, proprio perché costretta a ingerire cose spiacevoli e sgradevoli da tenere in bocca sulle papille gustative.

Concentrarsi sulla calma, sulla serenità e andando adagio mentre si mangia, può essere un utile esercizio che potrebbe riversare poi i suoi benefici anche in altri ambiti della vita, permettendo così di assaporare gli alimenti e l’esistenza tutta con più tranquillità e più entusiasmo.

Dal punto di vista fisiologico, inoltre, gli organi del nostro apparato digerente ringrazieranno, in quanto gli evitiamo un bel po’ di fatica per digerire.

Prosit!

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Borse sotto gli occhi? Svuota il sacco!

DUE PICCOLE ZAVORRE

Trattenere le emozioni, si sa, non è cosa buona e giusta. Ci facciamo del male inutile. Il vaso, dopo un po’, si riempie e straripa. Ma di quale vaso sto parlando? In questo specifico post si tratta in realtà di due vasetti posti proprio sotto ai nostri occhi (chiamati palpebre inferiori). Due raccoglitori.

Da che il mondo ha vita si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima e, in questa frase, qualcosa di vero c’è. Quando, attraverso le emozioni, la nostra parte animica non può esprimersi, perché non glielo permettiamo, è come se i suoi voleri iniziassero a ristagnare in questi contenitori. Ristagnano in molte altre parti del nostro corpo, e spesso possono causare disturbi fisici, sgradevoli da accettare e sopportare, ma oggi ci collegheremo più precisamente all’emozione della tristezza.

Chi vive una vita nella rabbia, anche celata, o nella paura, non può certo essere felice e quindi la tristezza riempie e avviluppa quella persona prendendo sempre più piede.

Le lacrime, anche se possono mostrare talvolta la gioia, ne sono il fenomeno visibile primario ma, in questo caso, non si parla di trattenere questo liquido, si tratta di trattenere molto di più. La menzogna ad esempio.

LE BUGIE HANNO UN PESO

“Svuotare il sacco” è collegato all’eliminare le emozioni ma anche al dire la verità. Non per questo si intende dover confessare per forza una tiritera di bugie raccontate, il problema risiede nel fatto che se hai paura (paura – madre di tutte le emozioni negative) menti. Menti agli altri che temi o menti a te stesso o menti per il quieto vivere ma comunque menti.

Diffidate da chi ha borse sotto gli occhi soprattutto se accompagnate da occhiaie, non è una persona del tutto sincera (le borse sono una cosa, le occhiaie un’altra).

Non dovete temerla. Probabilmente non è cattiva ma potrebbe avere dei lati oscuri in grado di danneggiare anche voi. Mica lo fa apposta ma, per la sua salvaguardia e il suo benessere, potrebbe calpestare i vostri sentimenti o rivelarsi menefreghista o sfruttarvi per il suo interesse (fosse anche affettivo) o manipolarvi dolcemente, etc… Mi riferisco a colui che fa del danno agli altri oltre che a se stesso.

Ciò nonostante, anche chi non ha borse sotto gli occhi può mentire ma, a causa dei suoi traumi passati, potrebbe subire differenti disturbi. Ebbene sì, passare una vita a raccontar bugie, non porta mai nulla di buono nemmeno al nostro fisico.

Chi ha borse sotto gli occhi cela una grande quantità di tristezza in cuor suo. È un insoddisfatto, probabilmente stressato e invidioso.

La vita gli ha sicuramente riservato un trattamento sovente poco carino ma, dal momento che siamo gli artefici e i responsabili della nostra esistenza, dobbiamo chiederci perché si è creata questa vita così angosciante e frustrante.

Se anche non credessimo a questo, volendo dare comunque la colpa agli altri, occorre focalizzare come prendiamo certi avvenimenti. Nel nostro interno cosa succede? Quanta resilienza abbiamo? Quanta voglia di pensare al positivo c’è dentro di noi? Quanto riusciamo a lasciar andare? Quanto siamo schiavi del fastidio, dell’ira, del disgusto, della sfiducia, dell’approfittarci, dell’essere disonesti e quant’altro?

LE LACRIME SONO IL SANGUE DELL’ANIMA (Sant’Agostino)

Banalmente, si potrebbe dire che chi manifesta queste sacche piene, ha due borse colme di lacrime che non sono fuoriuscite. E quanto danno stanno facendo a stare ferme lì.

Anche se non si sente ne il bisogno, ne’ la voglia di piangere e nemmeno se ne percepisce il motivo, occorre non cadere nell’errore dell’apparenza. Ad esempio, se tu manipoli gli altri con gentilezza, per un tuo scopo e al fine di ottenere quello che vuoi, ti senti sicuramente bene e per nulla triste. Pertanto, avverti più voglia di ridere che di piangere (apparentemente/mentalmente) e potresti trovare le mie parole inesatte o false. Quello che non capisci è che comunque, per stare bene te, stai sfruttando gli altri in un gioco meschino anche se educato e quasi amorevole. Significa che non sei in grado di stare bene da solo, soltanto grazie alle tue capacità e al tuo essere. In profondità, ti credi insufficiente a te stesso, un insicuro, un mediocre, uno che non è degno e questo sarà quello percepito dal tuo cuore, dal tuo animo più intimo, dalla tua natura che invece sbatte come un serpente ferito perché conosce bene la tua perfezione e la tua bellezza.

Questo era solo un esempio, ma quanta fiducia hai in te stesso? Quanta fede totale hai nella vita? Quanta armonia, alla fine dei conti, c’è dentro di te?

Prova a svuotare il sacco e prova a riempirlo di fiori, di belle parole, di pensieri entusiasmanti e di cose meravigliose; esse non occupano spazio.

Prosit!

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Strane coincidenza tra la Carige e i topi d’appartamento

Per chi non lo sapesse sono ligure e vivo in Liguria, in provincia di Imperia precisamente. Nella mia regione, la Carige (Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) è la Banca delle banche. Da sempre amata.

Quando ero bambina, la filiale del mio paese era quella più elegante di tutte. Molti miei amici e parenti avevano il conto in quella che era la Banca della loro regione. Oggi sappiamo che è fallita (tecnicamente – praticamente lo Stato gli fa da garante). Abbiamo appreso la notizia a dicembre (2018).

Sapete bene, se mi seguite e mi conoscete, che vivo la mia esistenza in modo un po’ diverso rispetto alla maggior parte delle altre persone sotto tanti punti di vista. In particolar modo nei confronti dei messaggi che l’Universo vuole mandarci. Ossia, da una situazione apparentemente semplice, vedo se riesco a trarne un messaggio in più, ulteriore, criptato. Solitamente è così. Questo fa si ch’io mi ponga sempre delle riflessioni quando accade qualcosa, le quali però possono essere difficili a volte da tradurre. Ma ci provo.

Ebbene, verso ottobre (2018) iniziai in modo significativo, quasi esagerato oserei dire, a leggere notizie di furti e topi di appartamento. Nella zona che vivo, un boom di ladrocini stava piegando in due molti abitanti che si trovavano con l’appartamento sottosopra e la privazione di oggetti o soldi a loro cari. La gente intorno a me iniziava a parlare di questo fenomeno che, solitamente, appartiene alla stagione estiva, a quando si dorme con le finestre aperte facilitando l’azione dei malviventi ma, stranamente, quest’anno, in autunno, le case venivano derubate e saccheggiate oltre misura.

Iniziai a preoccuparmi un po’. Perché l’Universo mi stava dando quelle notizie? Quale era il senso? Cazzarola… dovevo subire forse un furto? Oh cavoli… no…

Ma qualcosa, lo sentivo, non quadrava. Percepivo bene, dentro di me, che un furto non mi apparteneva. Non era una “lezione che dovevo imparare”. Subire un furto può voler significare molte cose inerenti, ad esempio, alla Legge dello Specchio ma che ora, perdonatemi, non ho tempo di spiegare. Vi prometto un articolo solo su questo.

Fatto sta che, vagliando le diverse ipotesi, mi trovavo estranea a tali messaggi.

No, non devo subire nessun furto… ma… allora cosa…?“.

I furti si aggravarono ulteriormente e divennero ancora più numerosi quando, i primi di dicembre (2018), arrivarono i giostrai del Luna Park verso i quali esistono molti pregiudizi, forse perché associati ancora agli zingari. Caspita… proprio in questo periodo ma tu pensa!

La gente aveva paura. Iniziava ad agire allo scopo di difendersi. Proteggeva le sue cose il più possibile. I lucchetti presero vita così come l’aggiunta di serrature e l’affittare magazzini e garage. Non si leggeva e non si parlava d’altro. Che diamine!

Poi… verso metà dicembre (2018) mentre la fase del consumismo toccava il suo picco più alto, visto l’avvicinarsi delle feste natalizie, ecco la notiziona: la Carige è fallita.

No vabbe’ però aspettate, resta ancora in piedi. Cioè, voglio dire, non togliete i vostri soldi dalla Banca, lasciateli lì al sicuro perché se li levate da lì per metterveli in casa… e arrivano i topi d’appartamento che in ‘sto periodo stanno facendo razzia, lo capite o no?

Ohu! Lo capite o no? Ora che le notizie vi hanno fatto spaventare per bene, che vi hanno costretto a difendervi, che vi hanno traumatizzato iniziando due mesi prima… lo capite o no?

Beh, ma allora si potrebbero togliere dalla Carige e mettere in un’altra Banca. Eh ma… la Carige non è la prima che fallisce, e proprio scemi del tutto non lo siamo più, sappiamo bene che altre banche sono sull’orlo del fallimento, è solo questione di tempo… la cosa migliore sarebbe proprio quella di metterli sotto al materasso ‘sti soldi ma… porca la miseria! Poi arrivano i ladri! E’ un dato di fatto!

E poi comunque ci obbligano a non poter pagare sopra una certa cifra se non abbiamo un conto corrente, ci obbligano a non poter riscuotere uno stipendio se non abbiamo un conto corrente, ci obbligano a non poter compiere alcune operazioni in contanti… quindi…

E quindi si continua così. Mi interessava solo mostrare questa strana situazione delle coincidenze, là, dove per alcuni – il caso non esiste – (appunto!) e dove altri parlano di manipolazione che le notizie dei mass media effettuano su di noi.

Fatto sta che ci siamo spaventati. E per quanto riguarda gli immigrati ci siamo incazzati. E per quanto riguarda i vaccini ci siamo persi. E per quanto riguarda… E per quanto riguarda l’informarci ci siamo… Dio quanto siamo pigri!

Ma è così difficile da capire?

Ah! A proposito, dei topi d’appartamento non si è più parlato. Hanno smesso di lavorare. Non stanno più rubando in questo periodo (febbraio 2019) o comunque, notizie su di loro, non se ne leggono più al momento.

Prosit!

photo lariviera.it – bdtorino.eu – it.ejo.ch – julienews.it – benesserepatrimoniale.it – libero quotidiano.it

Gli strani messaggi a Ratzinger e Bergoglio

O sarebbe più giusto dire: messaggi a tutti noi.

Guardate che son forti eh?! Ora vi spiego.

Tempo fa, cercando la bella immagina di una colomba che mi serviva per un post, venni a sapere di questo strambo fatto accaduto nel 2014. Lo so, sono indietro, avete ragione, ma non seguo la televisione e non seguo la Chiesa quindi, questa notizia, mi è sfuggita. Provando a parlarne con qualcuno, però, mi sono accorta che non ero l’unica ad essere ignara dell’accaduto e quindi ho decido di raccontarlo (dopo essermi documentata) perché immagino siano in tanti a non saperlo.

Naturalmente, vi avviso subito, lo racconterò riportando i fatti come sono avvenuti ma darò, qui in casa mia, la mia personale chiave di lettura.

In pratica, cos’è accaduto quel giorno di gennaio di cinque anni fa? È accaduto che Papa Bergoglio, dopo aver recitato la preghiera dell’Angelus, davanti ad una Piazza San Pietro gremita di fedeli, con l’aiuto di due bambini manda nel cielo due colombe come segno di pace e purezza. La gente, estasiata, ammirava i due candidi pennuti volare ma, all’improvviso, davanti ai loro occhi, si compì un evento a dir poco tragico (per i fedeli ovviamente).

Ebbene, un corvo e un gabbiano arrivarono (da non si sa dove) e si scagliarono contro le due povere colombe ferendone gravemente una e uccidendo l’altra e l’emblema di pace del Pontefice andò, a tutti gli effetti, – a farsi benedire -.

Subito la scienza si mosse per spiegare lo strano avvenimento e fonti importanti come il National Geographic proferì immediatamente che a causare quell’aggressione fu il colore bianco dei due innocenti uccellini. Sì, praticamente al corvo invidioso e al gabbiano che non intende essere imitato, quel bianco ha dato fastidio e zack… via! Lascio a voi le conclusioni che io non sono un ornitologo, ma questa potrebbe essere una ca@@@@ pazzesca per dirla alla Fantozzi.

Mumblemumble… vedo ogni giorno gabbiani vivere allegramente con uccelli bianchi come la neve! Dove vivo io ci sono pure le colombe, ma supponiamo sia vero che, anche se lo fosse, non è questo il problema. Le colombe sono sempre state utilizzate dal Papa e sono sempre state usate persino in certi matrimoni, o durante feste di compleanno, ma una cosa così non si è mai vista.

Si mossero poi anche gli animalisti che diedero del disgraziato al Papa il quale avrebbe dovuto finirla di usare gli animali come la famiglia Orfei. E va bene, se mi metto nei panni di una colomba, posso anche dar loro ragione, ma oggi vorrei scrivere di altre cose. Porre altre riflessioni. Forse, e dico forse, più originali.

Allora, siamo nel centro di una metropoli che è Roma, dove una miriade di gente ascolta le parole di un essere vivente. Di punto in bianco arrivano: un uccello prettamente marittimo e uno prettamente montano o campagnolo. Dalle nostre parti per lo meno. A Parigi, ad esempio, i corvi vivono anche negli Champs-Élysées e i gabbiani sul Senna perché quel che è da dire si deve dire.

Torniamo a noi. Arrivano sfidando tutto quel popò di persone e, guarda caso, sono proprio in due. Due, come due sono le colombe. No quattro, no cinque, no dieci. Due. Grossi, decisi e incazzati a quanto pare. (Ma quanti piccioni, anche bianchi, ci saranno in quel di San Pietro?)

Ora, dopo aver enunciato il significato simbolico della colomba, e vi risparmio quello mal tradotto di tutta la preghiera dell’Angelus sulla quale ci sarebbe da fare qualche riflessione, andiamo ad osservare anche quello del gabbiano e del corvo che, tra le tante dicerie o seri studi, sembrano simboleggiare: il primo – la libertà (quella psichica soprattutto) e il secondo – la lungimiranza, il saper vedere oltre. Il discorso inizia a farsi interessante secondo me.

In pratica ci troviamo con “Apri la mente” e “Non mi prendi per i fondelli” che decidono di uccidere “Pace e Umiltà” (le colombe). Ma perché mai? Poverine. Che hanno fatto di male loro? Loro nulla ma… chi ha deciso di farle volare era intriso di pace sincera e umiltà retta e profonda? Mah… Anche qui lascio a voi le considerazioni.

Trasformiamo i volatili in messaggi. Due messaggi che ammazzano un messaggio a quanto pare poco sincero. Avranno forse voluto dirci qualcosa???

Se poi vogliamo tenere conto di un ulteriore messaggio, inerente ad un fatto accaduto poco tempo prima questo evento, possiamo trarre altre interessanti considerazioni.

Ci spostiamo quindi nel 2013 e, questa volta, lasciamo perdere gli uccelli.

Ci spostiamo in una data ben precisa e assai importante per la Chiesa perché andiamo al giorno in cui Papa Ratzinger dà le sue dimissioni. Un Papa che si dimette… che strano… e perché? Eeeeh…. per il perché c’era troppo da leggere e quindi in pochi lo hanno saputo ma ora stiamo parlando di messaggi “divini” (???) e soffermiamoci qui.

Ebbene, proprio pochi momenti prima, o pochi momenti dopo, la firma dell’ex Pontefice (l’Universo ha una concezione del tempo tutta sua e io non me lo ricordo) un fulmine (e qui ci sta bene l’esclamazione “della Madonna”!) ha colpito, guarda caso, proprio la Basilica di San Pietro o, per essere più precisi: Er Cupolone! Come direbbero i romani.

Non ce la faccio, non ce la faccio… mi sale l’AdamKadmonite – Coincidenzeeee??? -.

Ma cerchiamo di essere seri pur mantenendo vivo il sorriso perché queste, davvero, sono solo riflessioni. Però, suvvia, non vi sembrano curiose? La Capitale del Cristianesimo sembra essere presa un po’ di mira da fatti alquanto inspiegabili, dove ovviamente la scienza, per lo meno quella di basso livello, senza lasciarsi scappare nessuna occasione, è sempre pronta a dare risultati ostentando e rispondendo. Che guai se una cosa non la sappiamo, sembra debba avvenire la morte istantanea.

Mo’ aspetto la terza sempre che non ci sia già stata… che io rimango indietro, sempre indietro….

Prosit!

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Il Miope – colui che vuol vedere il pericolo da vicino

IL PERICOLO È VICINO

Appena il rischio mi è accanto voglio poterlo vedere bene -.

Al miope, poco importa del mondo “lontano”, è come se lo dimenticasse, come se questo non esistesse, in quanto, tutta la sua concentrazione è focalizzata su ciò che gli è particolarmente prossimo. Convinto che tra quelle cose vicine può esserci il male, non serve a nulla mettere a fuoco la realtà discosta e vaga, non la teme, è “in là”, non se ne deve preoccupare. La sua energia serve a fronteggiare l’imminente danno che può colpirlo.

Infatti, le parti distanti da lui non le vede, ma a pochi palmi dal suo sguardo riesce ad osservare benissimo. Non gli sfugge nemmeno un granello di polvere. “Vedere bene” significa, indirettamente, riuscire ha capire quale arma è più adatta da poter usare in base al pericolo e assicurarsi così maggiormente la vittoria.

Il mondo gli fa in qualche modo paura ed è convinto, inconsciamente, di dover vivere con pericoli in agguato che gli arrivano addosso.

La vista, in generale, equivale al nostro modo di vedere la vita e, per il miope, questa visione è piena di timori e ansie anche se non se ne accorge. Per il miope gli occhiali sono una sorta di banda protettiva, così come le lenti a contatto, dietro i quali si cela ad aspettare il nemico, ad osservare l’orizzonte senza essere visto e possono diventare i migliori amici dell’individuo, come se fossero parte del suo corpo. Non se ne separa mai, soprattutto se le diottrie mancanti sono parecchie. Senza di loro si sente nudo, perso, vulnerabile e il famoso pericolo potrebbe così riuscire nel suo intento.

IO SONO IO, VOI NON SIETE ME

La miopia è causata da una non corretta focalizzazione dell’immagine sulla retina. L’immagine si pone davanti ad essa, anziché su di essa, e questo causa il vedere figure sfocate e non nitide. Il mondo appare come un miscuglio di macchie ovattate e poco si percepisce di ciò che è attorno. Ma, come dicevo, poco importa. L’importante è non far avvicinare nulla e non far entrare nulla in sé.

Una protezione molto elevata verso la propria persona e il suo intimo caratterizza il miope che, pur apparendo in alcuni casi “un libro aperto” nei confronti degli altri, sente di avere dentro cunicoli profondi che non si possono visitare e che l’altro non capirebbe.

E’ curioso sapere che il termine miopia deriva dal greco “myo” e significa “chiudere”. S’intende, con questo, descrivere il miope che per vedere chiude gli occhi strizzandoli come due fessure ma, la parola “chiusura”, può farci pensare a qualcosa di molto più intimo.

Una sostanziale preoccupazione nei confronti del futuro, verso il quale si proietta di continuo, lo accompagna costantemente e, spesso, cade nell’errore di credere che sia giusto solo il suo pensiero rispetto a quello degli altri.

Può essere introverso e capace di indossare maschere al fine sempre di proteggersi.

VIVERE IN COMUNIONE CON LA VITA

D’altro canto, però, un accenno sul vedere l’esterno così sfocato va fatto. Indica che il miope fatica a vedere oltre, ad avere una visione d’insieme, a vedere i bisogni dell’altro, non riesce ad osservare a livello olistico, questo sempre perché troppo concentrato su se stesso e sul mantenersi incolume.

Non è detto che queste caratteristiche possono appartenere tutte al miope ma, sicuramente, in alcune di esse, o anche in una sola, chi è vittima della miopia può riconoscersi e da qui migliorare.

Ci sono stati casi in cui la vista è migliorata, soprattutto con l’avanzare dell’età, e questi casi riguardano di più il sesso femminile dove la donna, andando a investigare, ha trovato una situazione familiare più gradevole e si è sentita più protetta, più agiata, o ha imparato a gestire meglio una famiglia che, all’inizio, come cosa nuova, le pareva un ostacolo insormontabile e pieno di difficoltà.

La donna si preoccupa (quasi) sempre di più rispetto all’uomo in questi ambiti e, spesso, nel momento in cui i figli crescono e le recano così meno apprensione, inizia a godere di più serenità.

Aspettarsi sempre il bello e avere fiducia nel processo vitale può essere un valido aiuto ma è davvero difficile perché il meccanismo che prende vita appartiene al nostro inconscio e non lo vediamo, non sappiamo nemmeno di averlo. Ci si può allenare però, cosa che consiglio in ogni argomento, ora che si conosce il perché, da – qui a lì -, non vediamo un tubo.

Prosit!

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Ti spiego perché fai del bene ma ricevi del male

L’INTENTO NASCOSTO

Quello che leggi nel titolo l’ho già spiegato molte volte ma forse in modo troppo generico e senza dare alcuni suggerimenti importanti da prendere e mettere in pratica come se fossero esercizi. Un allenamento vero e proprio per te che fai sempre del bene ma ricevi dagli altri il male, un male che indossa diversi abiti: lo sfruttamento, l’approfittamento, la presa in giro, il tradimento, l’assenza di ringraziamento, etc…

Vedi, tutto risiede in un punto ben preciso del tuo essere. Sì, hai capito bene, anche la reazione “sbagliata” degli altri nei tuoi confronti, risiede proprio lì, in quel punto assolutamente fondamentale ma nascosto. Forse, non è proprio così nascosto ma passa inosservato.

In pratica, tutto sta nel tuo INTENTO.

Ora ti spiego. Sai cos’è l’intento? L’intento è il movente che ci fa compiere tutto ciò che intendiamo compiere. Prendere una decisione, fare una cosa, dire una parola… Arriva persino prima del pensiero, pensa. A volte, magari, preferiamo agire diversamente dal nostro intento ma, il nostro intento, comunque, risiede in noi. Se io volessi mandarti a quel paese, ad esempio, ma per il quieto vivere lascio perdere e sto zitta, quel “vaffanculo” (mi si perdoni ma rende l’idea) dentro di me continua ad esistere. E rimane lì. Scusa se cambio un attimo discorso ma mi preme dirti che, al centesimo “vaffanculo” non detto, potrebbe venirti un mal di gola tremendo eh!

Ma torniamo all’intento, quel punto massimo, quello che può, quello che decide, hai capito quindi cos’è? Quella forza che ti fa muovere. Quella intrinseca. E può effettuare scelte sia positive che negative.

SII SINCERO

Bene, ora, per andare avanti ho bisogno di tutta la tua sincerità. Per favore, togli un attimo tutte le maschere che a volte sei costretto ad indossare e leggi con il cuore le mie parole. Tanto non ti sta vedendo nessuno. Spogliati di ogni imbarazzo e guardati dentro con occhi sinceri perché dovrai rispondere la verità alla domanda che sto per farti.

La domanda è: nel tuo più profondo, perché hai sempre così tanta premura nei confronti degli altri? Cosa si muove davvero dentro di te?

Se risponderai a te stesso, in modo ben ponderato, potrai osservare che un mondo nuovo si sta aprendo dentro di te. È un mondo che è sempre esistito ma che celavi inconsciamente perché lì risiedevano cose che non ti andava di guardare. Guardale adesso, in tutta tranquillità, tanto ci sono io e ti potrò dare un valido aiuto per modificare in meglio questo lato della tua vita.

In questo mondo, rispondendo onestamente alla domanda, noterai che esistono tanti motivi. Io te ne elenchero’ qualcuno, ma sarai tu che dovrai fare lo sforzo di sentire quale ti risuona dentro o cercarne dei nuovi. Solitamente, mi duole dirtelo, ma in realtà è un bene, quello che più ti infastidisce o rifiuti, è proprio il motivo che più ti appartiene. Eccone diversi:

– perché i miei genitori mi hanno insegnato a fare così e se facevo così ero apprezzato da loro.

– perché facendo così dimostro di essere una bella persona e piacero’ agli altri. Ho bisogno di piacere agli altri.

– perché facendo così mi assicuro una ricompensa, una sorta di premio.

– perché facendo così distruggo la sofferenza degli altri. Io odio la sofferenza, la tristezza e tutte le emozioni negative.

– perché facendo così mi metto nella posizione del brav’uomo e nessuno farebbe mai del male ad un brav’uomo.

– perché facendo così ho più possibilità di essere amato, visto. Le persone pendono sempre dalle labbra di chi le salva.

– perché facendo così dimostro la mia rettitudine, la mia onestà e mi sento pulito davanti alla mia coscienza.

– perché facendo così vengo giudicato bene e non male dalla gente.

Questi, come dicevo, sono solo alcuni esempi. Ora dovresti rispondere. So bene che certi possono sembrarti biechi, subdoli e sporchi ma così è, o potrebbe essere, e non devi sentirti in colpa. Sei semplicemente un essere umano che, come tutti, ha dei bisogni. Ognuno diverso, ma che discendono sempre dalla mancanza d’amore. Quindi, sii corretto con te stesso e ammetti il perché ti prodighi tanto per gli altri. Non nasconderti dietro al – Mi piace vederli felici! – perché tu puoi mentire a te ma non all’Universo e, se ricevi del male dagli altri, vuol dire che un motivo c’è e che ora ti spiego.

SE NON E’ AMORE CHE AMORE E’?

Tutti gli esempi che hai letto, per belli che possono essere, non contengono amore incondizionato. Nessuno di quelli che ho scritto. Non contengono generosità pura (figlia dell’amore) e non contengono entusiasmo. Ora ti dirò una cosa che forse ti lascerà interdetto. Lo sai che a volte nemmeno per un figlio si fanno cose piene soltanto di amore incondizionato?

Lo sai che la maggior parte delle volte che si dona una moneta ad un mendicante, in realtà, la si dà più per il giudizio della gente (mendicante compreso) attorno a noi, che per il nostro cuore traboccante di amore puro?

Ma veniamo al sodo. Tutti questi motivi, che possono anche contenere della generosità ma è una generosità appannata, sono gli intenti di cui parlavo prima. E sono sinceri e senza orpelli. Nessuno li vede, stanno dentro di te e tu hai imparato, negli anni, per sopravvivenza, a camuffarli bene. Il problema però è che la risposta da parte degli altri (del mondo) riguarda proprio il tuo intento, pertanto, se nel tuo intento non c’è stato puro amore non riceverai puro amore bensì ciò che hai mandato come messaggio intenzionale, raddoppiato, affinché tu possa vederlo bene. Perché ricevi inganni? Perché tu per primo hai ingannato. Magari hai ingannato te stesso. Perché ricevi dei – No -? Perché tu per primo hai detto – No – al rispetto verso di te, quando hai dovuto abdicare davanti a un bisogno che ti pareva più appagante. Perché neanche un – Grazie -? Perché non sei stato generoso, hai solo risposto a un dovere.

Tu vali quello che dai non quello che ricevi. Il valore sta nel tuo gesto, quello che ricevi è solo una conseguenza di quello che hai dato, o meglio dell’emozione che permeava ciò che stavi dando in quel momento. Capisci?

Inoltre, se ti aspetti dagli altri un – Grazie – o un – – è come se attendessi in cambio un qualcosa, pertanto, è come se il tuo interesse fosse focalizzato lì, su quel qualcosa, nulla a che vedere con il puro amore!

LA VOGLIA DI CAMBIARE

Ma come fare a diventare veramente generosi e ricevere così generosità vera, gratitudine sacra, regali, favori e molto altro? Ti sembrerà strano ma, come per tutte le cose, occorre allenarsi.

Inizia con cosine piccole. Dalle o falle, al prossimo, anche se non ti vengono chieste. Inventa dei modi per far del bene, per far nascere un sorriso. Fai della beneficenza, a piccole dosi, senza farlo sapere in giro. Prova, più avanti, a donare uno sguardo dolce e sincero proprio a chi detesti.

All’inizio, tutto questo, prima di passare dal cuore sarà solo mentale e potrà sembrarti strano se non addirittura fastidioso ma, col tempo, ti abituerai.

La regola numero 1° è quella di mettersi nei panni di chi riceve. Ossia, tu cosa proveresti se ricevessi quella determinata cosa? Ecco, devi creare la stessa situazione. Ipotesi: se arriva una persona da te che hai un ristorante e ti chiede un panino ma ti dice che non può pagare, dovresti fargli il panino più buono e più grande del mondo. Lo stesso sandwich che vorresti mangiare tu affamato. Dona quindi ciò che ti renderebbe molto gioioso. Cerca di provare le stesse sensazioni. Fai finta di essere tu quello che sta ricevendo e invece sei il donatore. Naturalmente, un domani, saprai valutare. Non ti sto dicendo che devi andare in malora per aiutare gli altri. Ti sto suggerendo alcuni metodi e le sensazioni che devi imparare a provare nel tuo cuore.

Tutto ti tornerà indietro e moltiplicato, così funziona. Non aver paura.

I primi tempi, lo scombussolamento delle tue frequenze, potrebbe creare un po’ di confusione e potresti vivere situazioni peggiori di quelle antecedenti ma continua, non demordere. Pian piano tutto si stabilirà a tuo favore. Vedrai che presto, quando sarai tu a chiedere un piacere, ne riceverai il doppio e di bellissimi. E, soprattutto, dati con gioia senza nessuna pesantezza.

Buon allenamento e preparati a ricevere il meglio. Sta arrivando!

Prosit!

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