Anche nella Morte esiste la meraviglia – Grazie Mamma

IL POSTULATO DI LAVOISIER  

La morte ha tanti profili, tante facce, tanti atteggiamenti… è, di per sé una trasformazione, per chi, come me, crede che “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Che poi, non è neanche tanto un “credere” se di scienza si vuole parlare. Ho appena citato infatti un postulato di Lavoisier – la Legge della Conservazione della Massa. Sul “nulla si crea…” ci si riferisce, ovviamente, alla dimensione materiale.

La morte ha tanti profili, tante facce, tanti atteggiamenti… sta a noi decidere quale guardare. Tutti i suoi volti sono nitidi e si mostrano a noi divampando, ognuno nella sua espressione, senza chiedere permesso, come bombe infuocate. Ma, a parte il primo momento in cui restiamo inermi davanti al viso più apparente, pian piano possiamo iniziare a scorgere altri suoi lati, vederla come una figura dalle molteplici teste e guardare, negli occhi, lo sguardo per noi più rigenerante. Perché abbiamo bisogno di rigenerarci dalla morte e perché esiste rigenerazione nella morte.

ALL’IMPROVVISO

Non si può mai definire una giornata come “una giornata qualunque”. Ogni giornata è colma dei suoi avvenimenti, delle emozioni che regala, delle situazioni che ci fa vivere e non esiste un giorno uguale all’altro ma, quella sera, mi sembrava proprio una sera qualunque, come tante altre.

Non fu così. Quella sera, mia mamma, decise di abbandonare il suo percorso terreno per inoltrarsi verso altre dimensioni. Fui io a scoprire il sonno eterno del suo corpo e tutto ciò fu per me destabilizzante e traumatico all’inizio, anche perché non era malata ed era giovane.

Gli strumenti e le conoscenze che possiedo, i quali mi permettono probabilmente di soffrire meno rispetto alla maggior parte delle persone colpite da avvenimenti così tragici, non si sono manifestati nell’immediatezza e quindi, la sofferenza, i primi giorni, è stata forte. Non vedevo e non provavo altro che quello. Sofferenza. Quello che ho potuto fare di buono è stato: ACCETTARLA. Mi sono lasciata coinvolgere e abbracciare da lei totalmente.

Perdizione, destabilizzazione, malinconia, stanchezza, tristezza, angoscia, beh… penso che tu possa capire. E trovo giusto vivere il dolore fino in fondo, lasciandoci attraversare da esso, nonostante possa sembrare una lama impietosa. Poi, lentamente, si sono fatti strada tutti i miei saperi, le mie forze, le mie doti, le mie competenze… tutto quello che poteva farmi del bene.

Ho iniziato a percepire più chiaramente tutto. Quel tutto.

Nonostante la vista costantemente appannata dal ricordo quotidiano di mamma dormiente, il mio cuore si è rilassato, ho deciso di aprirlo e, grazie a questo, ho potuto “vedere”. Ho potuto vedere qualcosa di meraviglioso.

APRIRE IL CUORE

Aprire il cuore significa – abbandonarsi – permettendo a tutto di entrare e di uscire. Permettendo alla parte più profonda di noi di fluire assieme all’armonia universale, la quale regna costantemente, al di là di quello che può succedere a noi nella materia. Significa, nella completa accettazione – Sia fatta la tua volontà – e, chi mi conosce sa cosa intendo non appartenendo a nessuna religione. Sì. Accettare che la Sorgente Madre sappia meglio di noi cosa occorre fare e cosa no. Lei conosce meglio di noi il cammino di un’Anima.

Ho visto un volto della morte che mai avevo osservato, o meglio, mai così limpido. Sono rimasta di stucco quando mi sono resa conto che gli altri non lo vedevano, lasciandosi sopraffare dal dolore della mancanza di mamma. Parlo di cari amici e parenti. Non tutti ma parecchi. Per questo ho deciso di scrivere queste parole. Quando ho provato a far vedere loro, lo stesso viso che vedevo io, si sono sentiti un po’ più sereni. Era come se mamma non fosse morta invano…

Focalizzandosi su quella parte così luminosa ci si distoglieva dall’angoscia di quell’assenza.

Non è forse l’educare le sinapsi che ci rende tristi o felici? Non serve cancellare determinate arcaiche memorie. Serve affiancare a loro il lato più bello.

E’ proprio vero che nella morte c’è tanta vita…. D’altronde, è anche vero che una cosa viva non può morire.

E’ bastata una telefonata soltanto. Una sola. Poi, a domino, si è svolto tutto il resto. In men che non si dica avevo accanto tutte le persone a me più care ma ancora non sapevo che non se ne sarebbero più andate e sarebbero restate con me fino all’ultimo, fino in fondo, facendosi carico di tutto, al mio posto, e facendosi carico anche del mio dolore.

I miracoli avvenivano uno dopo l’altro. Persone che non erano in grado di friggere un uovo ora sono diventati semi cuochi e hanno scoperto che far da mangiare gli piace anche. Persone che avevano paura di guidare hanno guardato in faccia il loro demone dicendogli – Fatti da parte, Meg è più importante adesso -. Persone che sento raramente mi scrivevano o mi chiamavano di continuo, senza mai dimenticarsi di me. E stanno continuando a farlo.

Ricevere un pacco di biscotti è stato come ricevere un diamante. Perché così “mangiavo”, che altrimenti “deperivo” e non volevano. Quelle piccole e umili cose che diventano così preziose. Chi lavorava tutto il giorno e alla sera veniva da me. Si davano il cambio, come a fare dei turni. Finchè il secondo non arrivava, il primo non se ne andava. In rispettoso silenzio senza ch’io neanche me ne accorgessi.

Quando mamma la portarono via avevo chi mi teneva i capelli, chi le mani, chi era inginocchiato davanti a me col suo viso sulle mie gambe, tutti pronti a cogliermi, a dimezzarmi il male.

Persone con le quali avevo discusso e da tempo non parlavo, hanno messo via il loro orgoglio pur di farmi sentire la loro vicinanza. C’è stato chi mi ha accompagnato in montagna, per portarmi nei luoghi che più amo, pur avendo male ad un ginocchio. Chi mi ha accompagnato a svolgere le mansioni noiose e burocratiche post mortem. Chi mi ha fatto trovare il luogo di lavoro tutto in ordine, nuovo, perfetto.

Persone che neanche conoscevo mi scrivevano messaggi che non erano i classici messaggi di circostanza, erano strani… profondi, sentiti, pieni d’amore, dettati da parole meravigliose. Alcuni si sono presentati, ho conosciuto gente nuova pronta a darmi una mano, come se l’Universo mi avesse messo a disposizione Tizio che svolgeva quella determinata professione e Caio che “guarda caso” era uno storico e da tempo mi servivano informazioni su alcune mie ricerche.

Persone con le quali per strada ci salutiamo appena hanno mostrato una dolcezza infinita nei miei confronti. Altri hanno imparato a usare gli elettrodomestici di mamma pur di lasciarmi stare e fare tutto loro.

Mio padre le ha fatto la notte, nonostante fossero separati da trent’anni e il suo volto era carico di con-passione, mio figlio che non ha pianto davanti a me per non farmi tornare le lacrime…. i miei amatissimi allievi hanno fatto una colletta perché, neanche nella materia doveva pesarmi, nel caso, come spesa, la morte di mamma.

Ma riesci a vedere quanta fulgida bellezza c’è in tutto questo? Quanto amore è uscito?

OSSERVA LA BELLEZZA NON BANALE

La mia amica sempre molto timida, introversa e silenziosa, si è trasformata in una fraulein e dava disposizioni a tutto andare, ancora oggi mi dice – Ma perché non mi sono svegliata prima? E’ una figata essere così! -. Un lupo travestito d’agnello e quel lupo è uscito. Io la guardo e sorrido. Se un tempo dovevo chiederle un favore tre volte, ora è arrivata a fare cose che se mai me l’avessero detto avrei risposto – Ok, ma non contate su di lei! Non lo farà mai! -.

Io sono meno pigra, amo fare cose che prima detestavo. Mio zio vuole credere che mamma probabilmente “serviva” ad altri e non dobbiamo essere egoisti di volerla sempre con noi. Se credi che questo sia banale è perché non conosci mio zio. Quando l’ho sentito pronunciare queste parole mi son chiesta se fosse lui davvero o stavo sognando.

Chi aveva paura del Covid si è tolto la mascherina e ha mischiato le sue lacrime alle mie. In quel momento, la comunione era più forte di tutto, anche del timore, e la comunione è una delle figlie dell’Amore. La vicina di casa che non è in grado di sopportare neanche la vista di un animale ferito, figuriamoci un morto, mi ha accarezzato la schiena per tutto il tempo mentre io restavo abbarbicata a mamma.

Hanno rinunciato alle loro abitudini, ai loro mostri, ai loro schemi, alle loro fissazioni, alle loro paure…. per me. Hanno inventato, creato, eseguito cose che mai avevano fatto e l’hanno fatto per me. Hanno modificato la loro vita e oggi c’è chi non vuole tornare indietro e l’hanno fatto per me. Come si può non vedere tanta bellezza?

Mi hanno protetta, difesa, coccolata, aiutata in tutti i modi possibili, ognuno alla sua maniera. Hanno tirato fuori doti che neanche sapevano di avere, sono stati dei Guaritori eccezionali. E lo sono ancora.

E questo è il bello. Tutto ciò non è durato solo tre giorni. Questi semi sono stati nutriti e hanno germogliato e da quei germogli sono nate piante grandi, robuste, meravigliose che ora è difficile far morire. Da cosa nasce cosa e… spargendo l’Amore, questo non può che moltiplicarsi.

Sono stati la mia luce, hanno illuminato il momento più buio della mia vita e lo hanno fatto davvero, la mia non è retorica. Lo sento costante quell’abbraccio caldo che mi avvolge a tutte le ore del giorno e della notte.

Sconosciuti che mi dicevano – Ti voglio bene Meg – o addirittura – Grazie per i tuoi insegnamenti -… Insegnamenti? Non ho fatto nulla! Eppure loro hanno percepito, evidentemente, la ricchezza che ho colto io e che volevo vedessero.

Il giorno che la bara è uscita da casa gliel’ho detto. Eravamo in diversi. Anche chi non voleva esserci c’è stato. E’ stato emozionante vedere alcuni andare via, convinti di non poter resistere a quella scena, e poi invece tornare perché “dovevano” essere lì. Ho chiesto loro – Vi state rendendo conto della meraviglia che c’è in questo momento? -. Era vero. Un profondo affetto, una compassione comune ci stava unendo in un qualcosa di indescrivibile.

Mentre mamma ci salutava stava anche aprendo la porta dell’Amore e questo stava entrando con tutta la sua sana prepotenza.

IL RIUSCIRE

Mamma è riuscita dove nessun’altra situazione nella mia vita ce l’aveva fatta. E siamo riusciti a sorridere, a provare anche gioia, proprio come lei avrebbe voluto. Dovrei forse non osservare tutto questo e pensare soltanto “Ah si ok è morta” e giù a piangere? Dovrei davvero reagire in questo banale e squallido modo davanti a tutta questa ricchezza? Portare dentro di me il dolore del lutto per mesi e anni? Senza da questo far germogliare nulla di buono?

Era lì con me anche chi vive a parecchi chilometri di distanza. Il mio cellulare era infuocato. Ogni via di comunicazione (di questi tempi) disponibile era intasata: FaceBook, Messenger, Instagram, Whatsapp… qualsiasi…

Mamma mi ha lasciato il suo lavoro. Un lavoro che forse mai mi sarei decisa a proseguire. Il timore mi bloccava, l’accidia mi faceva procrastinare. Se non fosse accaduto questo, io e la mia socia saremo ancora lì a girarci i pollici piene di punti interrogativi senza mai sbocciare.

Il più bel regalo che poteva farmi me lo ha lasciato lì, da cogliere con rispetto e devozione.

Forse tutto quello che ho scritto può sembrare sciocco e ovvio ma ho voluto sottolinearlo perché molto spesso non lo si guarda e invece aiuta, devi credermi. Aiuta se lo si vive intensamente, se fai di tutto per diventare tu quella bellezza. Si pensa soltanto al malessere. Ci si lascia prendere dallo sconforto senza notare nient’altro, attendendo che il tempo faccia il suo corso e diventi taumaturgico. E’ umano, ci mancherebbe, ma io voglio pensare che la Grande Energia, dalla quale discendiamo, ci dia sempre i mezzi per affrontare ogni cosa. Il problema è che parla un’altra lingua e i suoi messaggi a noi risultano difficili da tradurre. Nulla arriva invano. Noi, con la nostra mente ristretta, ci crucciamo nel male ma non capiamo che, a volte, abbiamo tra le mani un tesoro. Un tesoro che abbiamo pagato a caro prezzo ma deve per forza valere qualcosa.

Non voglio offenderti ma finchè continuerai a considerare quello che ho scritto – roba di poco conto – purtroppo, sarà – roba di poco – conto che riceverai. Finchè non imparerai a nutrire questi semi, essi non potranno mai fiorire.

Da quel giorno si è aperta una nuova vita per me. Una ruota che continua a girare nel bene e nel benessere. Che continua a raccogliere sempre più acqua, acqua sacra, e mi rende felice.

NESSUNA MORTE E’ VANA

Mi rende felice perché ho fatto di tutto per proiettarmi nella gioia. Ho arrancato dapprima, con le unghie e con i denti. Ho cucito il cuore, mi sono scorticata ma lì volevo andare. E quel tesoro oggi lo abbraccio. Non permetterò che mamma sia andata via per il nulla, anche se solo con il corpo. Guai. Già la sento che mi urla – Cosa???!!! Ho fatto tutto ‘sto popo’ di roba e tu non vedi niente???!!! -. Proprio così. Queste sarebbero state le sue parole.

Mamma mi manca. Mi manca vederla ridere. Mi mancano le sue carezze. Mi manca il suo risolvere prontamente ogni mio problema. Mi manca prenderla in giro. Mi manca il suo odore. Il suo pigiama lo sniffo come una cocainomane, ancora oggi, a tre mesi dalla sua scomparsa. Ma per il grande amore che provo per lei la lascio andare e le prometto che sarà terra fertile per nuove bellezze. Perché le bellezze di quei giorni dovranno persistere.

Ancora oggi mi trovo a piangere con il suo ricordo in mano. Ancora oggi la malinconia a volte bussa alla mia porta. Le apro, verso due bicchieri di vino, l’ascolto e le dico che può tornare quando vuole. Perché tanto è sempre e comunque con la gioia che l’accolgo.

Mamma se n’è andata lasciandomi uno scopo. Sarà il mio obiettivo e lo porterò a termine. In quello scopo c’è il mio Talento e, il Talento, che ognuno di noi ha, è – La Parola di Dio -. Della Divinità che ci nutre.

Mamma, andandosene, mi ha insegnato che posso cavarmela da sola, che non devo dipendere da nessuno, mi ha donato il coraggio e la fiducia in me stessa. Mi ha regalato un nuovo modo di guardare le cose. Per questo e per molto altro, gliene sarò grata in eterno.

Noi esseri umani siamo belli. Dio quanto siamo belli! E non lo sappiamo, non lo crediamo, non ce ne accorgiamo ma siamo davvero divini. Voglio che questa divinità fuoriesca sempre da noi. Farò il possibile perché questo accada.

Che questa morte sia l’alba di una nuova vita. Meravigliosa.

Grazie Mamma.

Prosit.

Il Maestro Spazzino – non tutto è come sembra

MICHELE LO SPAZZINO

C’era una volta un uomo che si chiamava Michele e faceva lo spazzino in un piccolo paese di provincia. Aveva cinquantacinque anni e strani poteri che si potrebbero definire magici.

Michele era in grado di prevedere avvenimenti, di percepire lo stato d’animo delle persone, di immedesimarsi in un insetto, aveva un’istruzione da premio Nobel, sapeva salvare gli altri dai pericoli, leggere nella mente della gente, trasformare la realtà, fare prodezze con il proprio corpo… insomma era un uomo davvero speciale. Era un Mago.

Era assurdo vedere un Mago pulire le strade di un paese. Un lavoro rispettabilissimo, ma definito umile dalla società e soprattutto faticoso e poco piacevole. Michele, infatti, aveva a che fare con la maleducazione degli abitanti, ogni giorno, e i suoi occhi vedevano cose anche raccapriccianti. Vagabondi che facevano i loro bisogni nel parco, tossicodipendenti che lasciavano i loro strumenti per strada, ubriachi che vomitavano dove gli capitava, rifiuti ovunque, sporchi, puzzolenti, pericolosi. Sotto al sole cocente, o sotto alla pioggia, o al freddo intenso, Michele, ogni dì, doveva svegliarsi prima del sole e iniziare a pulire le vie di quel borgo.

MA PERCHÉ?

E Michele non era triste per questo e nemmeno particolarmente euforico. Nessun picco emozionale lo rapiva e sapete perché? Perché quello, per lui, era semplicemente l’ovvio. Quel determinato lavoro, in quel determinato tempo e in quel determinato posto era ciò che di perfetto stava esistendo. Michele sapeva di essere nel posto giusto, nel giusto momento e nel giusto luogo. Scusate queste ripetizioni da cantilena ma è proprio ciò che è, e vorrei le assaporaste così. In quel momento, quello era lo scopo di Michele.

Ma perché? Cosa doveva realmente fare Michele? Un uomo con le sue capacità, il quale avrebbe potuto tranquillamente essere il Presidente di uno Stato…

Michele non si poneva queste domande dalle risposte spesso incomprensibili. Sapeva e accettava soltanto l’ovvio. Se era lì, era lì per un motivo, per uno scopo, per un suo passaggio e per il passaggio di chi aveva a che fare con lui nella piena consapevolezza del – tutto è perfetto -.

IL VELO SULLO SGUARDO

C’è una cosa alla quale non pensiamo mai, soprattutto quando svolgiamo un lavoro che poco ci piace o ci sentiamo obbligati a stare in un luogo che detestiamo, con persone che ci infastidiscono. Non pensiamo al fatto che forse potremmo essere lì perché lì c’è bisogno di noi. Per quello che siamo. Fosse anche perché in quel posto noi dobbiamo portare la gioia. Perché le caratteristiche che ci formano sono quelle perfette per “aiutare” chi vive quel luogo ma non ce ne rendiamo nemmeno conto. Non ci pensiamo nemmeno. Non ci poniamo neanche attenzione e quindi non lo sappiamo. Non osserviamo che ogni nostro gesto, ogni nostra parola, ogni nostro sorriso a quella determinata persona potrebbe aver fatto del bene o del male al fine di portarla a evolvere, e che solo noi siamo i più adatti in quel contesto perché, per una vibrazione energetica di frequenze, le nostre qualità si sposano perfettamente con quelle di un altro. La realtà esterna rispecchia il nostro interno e se io ho le perfette caratteristiche per rispecchiare un qualcosa in qualcun altro io allora mi troverò lì. Devo svolgere il ruolo del Maestro.

La nostra mente però, piena di immondizia, non ci permette di vedere questi piccoli miracoli. Quante volte durante la giornata ci viene da dire che intorno a noi non sta succedendo nulla? Invece attorno a noi c’è la vita, la vita vera e noi non la percepiamo neppure.

Perché ho incontrato quella persona lì?

Perché mi è successo questo?

Perché ho visto quello?

Non ci poniamo queste domande galleggiando nel fluido dell’esistenza come burattini.

FORSE C’È QUALCOS’ALTRO 

Non guardiamo con gli occhi dell’anima e non ci accorgiamo che siamo qui anche per essere “al servizio dell’umanità”. Non spazzando strade, ma rispondendo con le nostre frequenze.

In ambito lavorativo pensiamo che la nostra missione sia solo quella di guadagnare, di avere un posto sicuro, ore di riposo, ferie, mansioni di pregio ma le leggi dell’Universo non funzionano così e, volenti o nolenti, in mezzo a queste leggi, noi ci viviamo. Dobbiamo certamente stare il meglio possibile e pensare al nostro benessere ma, come prima cosa, dovremmo proprio osservare anche queste sfumature se vogliamo sentirci più sereni e appagati.

Con questo articolo non intendo dire che non bisogna avere ambizioni o non bisogna auspicare ad altro. Il mio vuole solo essere uno spunto di riflessione per poter guardare anche oltre, anziché soffermarsi alla rabbia e al fastidio di svolgere ogni giorno mansioni che non amiamo.

Provate a guardarvi attorno. Come mai oggi quel vostro collega vi ha fatto disperare? Cosa dovevate imparare? La pazienza forse…

Perché davanti al capo vi ha prevaricato? Avete per caso prevaricato qualcuno nella vostra vita?

Perché quella vostra collega ha chiesto aiuto a voi? Perché é stata felice di quel vostro sorriso?

Questi sono solo esempi. Potete farvi mille domande per imparare (se non riuscite ad accettare con fede totale come ha fatto Michele) ma sappiate che potreste essere davvero anchenel posto perfetto al momento perfetto -.

Prosit!

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Non hai bisogno del nostro Aiuto

I MIEI STRANI AMICI

Sono seguita e aiutata costantemente da un branco di… di… beh, ecco, potete chiamarli come volete, non è un discorso religioso il mio: angeli, eggregore, guide spirituali, energie, corpi sottili, forze universali… io li chiamo semplicemente – parti di me – e li considero amici. Sono amici fighi. Potenti, disponibili, generosi e coraggiosi. Avendoli, mi sento sempre nella bambagia. Sono dei duri e io, ovviamente, li adoro.

Con loro parlo, condivido cose e litigo. Sì, ci litigo anche. Ci litigo quando non fanno quello che chiedo. Che supponente che sono vero?

Vedete, il fatto è che da quando ho iniziato a nutrire profondamente il rapporto con loro, essi sono divenuti particolarmente presenti. Così presenti da essere presenti sempre e da concretizzarsi persino. Ad esempio… vi è mai capitato di mettere in dubbio la loro presenza e l’indomani passare una giornata chiusi all’interno di un locale protetti da due Agenti dei Corpi Speciali di Polizia? Ecco a me sì. Per esempio. Solo per fare un esempio eh? Ma non posso dare informazioni. Posso solo dirvi che è stata una giornata surreale e ringraziare con tutto il cuore quei due uomini che mi hanno protetta per dodici ore, costantemente al mio fianco e inaspettatamente. Non per niente, i miei amici fatti di energia sono infatti due. I preferiti diciamo. I più collaboratori. Quelli ai quali mi rivolgo maggiormente e che immagino ne abbiano anche le balle piene di sentirmi.

E insomma che come vi dicevo ci litigo, o meglio, ci litigavo. Ogni tanto mi fanno ancora innervosire ma prendermela seriamente con loro non lo faccio più e, in questo articolo, voglio proprio parlarvi di questo punto. Abituata al loro intervento ad ogni mia richiesta (bisogna pero’ saper chiedere ma non ne parlerò adesso) è capitato che, qualche volta, non hanno esaudito il mio “desiderio”.

NON CAPENDO NON SI ACCETTA

Le prime volte, mi sono sentita tradita e abbandonata. Mi struggevo nei – Perché? -, sapevo che loro valutavano tutto, non solo quello che pensavo e domandavo, ma anche cosa avevo dentro e magari non conoscevo ma finivo sempre con l’arrabbiarmi perché, almeno la loro presenza, in caso di bisogno, avrebbero dovuto farmela percepire. Invece il nulla. Non solo mi stava capitando quel fattaccio ma dovevo anche sbrigarmela da sola nonostante mostrassi a loro, di continuo, amore e gratitudine per quello che erano e facevano.

Fu col passare del tempo e degli eventi che capii meglio.

Un giorno, a causa di una situazione che mi rattristava parecchio cercai dieci minuti di silenzio per sfogarmi e rimanere tra me e me al fine di lavorare sulla sofferenza che provavo e parlare con loro. Venni disturbata da una persona che mai passava di lì, in quel luogo che vivevo quotidianamente e conoscevo bene. Mi girarono le scatole. Quando voglio sfogarmi e non posso farlo mi irrito. Quando non mi viene permesso di svolgere quel tempo, a trasmutare dentro di me, mi infastidisco. Cercai di portare pazienza e, dopo un’ora, decidendo di cambiare posto, mi rimetto alla ricerca dei miei dieci minuti preziosi di solitudine e introspezione. Di nuovo venni disturbata da un’altra persona mai vista prima che, completamente inconsapevole di ciò che stavo provando, iniziò a parlarmi del più e del meno pretendendo da me delle risposte. Che rabbia! “Ma perché non te ne vai?” pensavo.

Meno riuscivo a calarmi in me e più la sofferenza aumentava. Questa cosa mi stava davvero facendo arrabbiare. Non accettavo. E qui viene il bello. Infatti, io avrei invece dovuto accettare senza dubbio e con fede. Partendo dal presupposto che ne’ la vita, ne’ l’Universo e nemmeno questi miei amici vogliono il mio male, bensì desiderano per me soltanto il meglio, perché allora mi stavano impedendo di compiere un’azione che a me avrebbe fatto stare bene?

SE NON ESISTE IL PROBLEMA NON ESISTE NEMMENO LA SUA SOLUZIONE

La risposta è semplice ma ci misi parecchio a comprenderla e dovetti arrabbiarmi diverse volte prima ma poi fu chiara e lampante: non ne avevo bisogno. Non avevo bisogno di togliermi dalla sofferenza perché quella sofferenza in realtà non c’era.

Provo a spiegarmi. Io ero schiava di un’abitudine. Ossia, supponiamo ch’io sia dipendente dai dolci. Inizio a star male, mi viene il diabete, ingrasso, etc… decido allora di combattere la mia dipendenza anche attraverso un duro e faticoso lavoro di introspezione e modifica delle sinapsi. In fondo, siamo tutti schiavi della mente. Bene. Io riesco a guarire ma, sotto un certo punto di vista, non me ne accorgo, o addirittura mi sembra impossibile, oppure ancora non credo sia possibile stare bene. Come se fosse troppo bello per essere vero. Non me lo godo neanche.

E allora cosa succede? Succede che posso credere di riuscire a rinunciare al dolcetto ma se quel dolcetto i miei occhi non lo vedono io automaticamente sono convinta di dover soffrire. È chiaro? In realtà non sto soffrendo per niente per quella mancanza di glucosio, il mio corpo non ne sente più alcun bisogno, ma la mente mi dice – Guarda che se non vedi o non mangi il dolce stai male. È ovvio che stai male. Hai SEMPRE fatto così -.

Ricordate i percorsi facilitati che prendono i nostri pensieri e che vi raccontai in questo articolo https://prositvita.wordpress.com/2018/04/20/erezione-maschile-e-cervello-in-vasca/ ? Ecco. Succede esattamente così.  Siamo vittime dell’abitudine in tutti i sensi. Il nostro cervello va avanti con cose che già conosce. Non è in grado, da solo, di scorgere novità.  Lui non possiede suoi sensori personali. Pertanto, io non ricevetti l’aiuto chiesto perché in realtà non mi serviva e me ne accorsi benissimo alla sera e l’indomani, oppure vissi addirittura quella meraviglia che era già pronta ad apparire nella mia vita ma io non la credevo e continuavo a chiedere aiuto rimanendo aggrappata al vecchio.

SEMPRE AL MIO FIANCO

Se i miei amici mi avessero aiutata non mi avrebbero fatto del bene. Avrebbero solo avvallato il progetto della mente continuando a farmi soffrire in un circolo vizioso e continuando a farmi chiedere aiuto. Dovevo accorgermene. Dovevo accorgermi che qualcosa era drasticamente cambiato. Fu liberatorio e di gran sollievo scoprire e toccare con mano tutto ciò.

Questo per dirvi che occorre sempre “guardare oltre” e tradurre bene i messaggi non solo come viene comodo a noi (alla mente che ci tiene dipendenti). Questo per dirvi anche che ho dovuto ammettere che i miei amici sono sempre ganzi e mi vogliono proprio un gran bene. Se vi va, provate anche voi ad alimentare con queste energie un rapporto amichevole. Sono convinta che non ve ne pentirete ma sappiate anche che: non vi lasciano soli mai; quando non li sentite è solo perché siete riusciti da soli a svolgere un meraviglioso percorso da veri Guerrieri e loro vi stando ammirando sorridendo.

Prosit!

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Quante Risorse abbiamo? Uno sguardo all’”Oltre”…

Nell’ultimo periodo la gente quasi non mi riconosce più.

Per non darmi dell’insensibile (così quasi appaio) mi dicono che sono forte.

Sanno perfettamente che cinica non sono e, quindi, non sapendosi dare una spiegazione inerente al distacco che notano tra me e l’eventuale brutta situazione che sto vivendo (sempre più raramente ormai), traggono come conclusione il fatto ch’io sia diventata più capace nel gestire determinati disagi o che sono più padrona di me.

Ma come fai? – mi chiedono alcuni – Come fai a sorridere nonostante tutto? -.

Però… non ti vedo male malgrado quello che ti è accaduto – mi domandano altri.

Quella che una volta era la solarità che mi contraddistingueva, quasi giornaliera, si è come trasformata, per chi mi osserva, in indifferenza nei confronti degli eventi negativi.

E’ sempre positiva, ma come fa? – sussurra la gente. Fortunatamente non sono ancora giunti a darmi della psicopatica (…sorrido).

Ho sempre cercato di dare spiegazioni a proposito, non avevo nessun segreto anzi… avrei voluto che tutti, anche loro, potessero trovare questa forza che non possiedo solo io. Ognuno ce l’ha. Al fine di stare meglio, di riuscire a superare le difficoltà in modo meno drammatico. Sono però sempre stata abbastanza sconclusionata nelle mie confessioni e non perché volevo apparire misteriosa, o avara nel dare, ma perché, io stessa, non capivo bene cosa mi stava succedendo. Io stessa avevo confusione dentro me e non riuscivo a leggere alla perfezione che cosa mi faceva “stare bene” nonostante tutto.

Oggi forse l’ho capito, mi è più chiaro questo sentore e posso decifrarlo meglio, regalandolo bene a chi vuole riceverlo.

Penso di aver semplicemente compreso che abbiamo risorse infinite. Mi sono convinta, dopo un lungo periodo di allenamento (l’inconscio và soltanto educato come ho scritto molte volte) del fatto che sono io stessa un essere infinito e quindi ho infinite risorse.

Se mi soffermo a pensare di essere soltanto carne e ossa, cioè un corpo, ovviamente percepisco di finire lì dove il mio corpo finisce ma, se concepisco il concetto di essere anche qualcosa di più, una fonte incredibile di energia ad esempio, capisco automaticamente di andare ben oltre il mio corpo. Di andare molto più in là, chissà fino dove… infinitamente.

Se riesco a far arrivare la mia energia attraverso una cornetta telefonica (sarà capitato anche a voi immagino) ciò significa, per forza di cose, che posso arrivare molto molto lontano.

Di conseguenza, anche le mie risorse, non finiscono dove finisce il mio corpo tangibile. Non finiscono nel petto, o nella testa, dove ho e abbiamo sempre creduto risiedessero, ma vanno ben oltre.

L’inconscio, oggi, lo abbiamo pieno di spazzatura e cose che ci inquinano: brutti pensieri, cattive emozioni, schemi mentali che non servono a niente ma, a pensarci bene, esso è in realtà vuoto e stupido. Possiamo riempirlo noi di cosa vogliamo, proprio come abbiamo fatto in passato durante tutta la nostra vita senza nemmeno rendercene conto. Essendo egli sciocco (ma anche lui infinito), senza la possibilità di intendere e di volere, è obbligato ad obbedire a seconda di quello che noi ci infiliamo dentro.

Se io mi convinco, o mi lascio convincere, di essere povera, per il mio inconscio sono povera ed egli lavorerà da povero facendomi ogni giorno sentire una poveraccia.

Ma se io ordino al mio inconscio, quotidianamente, che sono ricca (è un lavoro duro ma si può fare) egli non potrà che dirmi e convincermi di essere ricca. Perché obbedisce e basta. Esegue gli ordini. I miei. E’ solo un contenitore.

Ora, voi direte – Si, ma comunque, in banca hai sempre e solo 10 euro e non mille – . E’ vero ma… come vivo il fatto di avere solo 10 euro?

Il punto focale è proprio questo: se vivo male, e drasticamente, il fatto di avere solo 10 euro automaticamente andrò sempre più in malora. Non ho nulla e niente che mi permette di aumentare la cifra. Mi tiro la zappa sui piedi da sola. Mi considero senza risorse. E’ come se, oltre a quei 10 euro, non si possa andare. E’ come se, quei 10 euro, segnassero la mia fine. Sto dando a 10 euro il potere di segnare la fine di me.

Questa cosa è da non fare assolutamente. E’ da non fare mai.

Rendendoci conto che abbiamo risorse infinite, possiamo di conseguenza trovare il modo di aumentare i nostri 10 euro. O comunque ne abbiamo maggior probabilità. Anche le probabilità sono infinite nell’Universo. Innanzi tutto, attraverso le frequenze positive che emaniamo, ci ritornano altrettante frequenze positive che lavoreranno per noi, e poi, possiamo: creare, possiamo farci venire un’idea, possiamo trovare un lavoro nuovo, possiamo effettuare nuovi scambi… tutte cose che ci possono portare ad aumentare le nostre entrate economiche. Ma senza risorse siamo persi. E, se siamo convinti di essere senza risorse, siamo persi ugualmente.

Non posso dirvi come andrà a finire. Nè per voi, nè per me ma, è certo, che senza risorse, non si muove nemmeno un passo. Non bisogna focalizzarsi sulla fine, sul “come andrà…” ma, facendo un passo alla volta, si deve partire dal giusto step, ossia dalla prima risorsa. Concentriamoci sul primo scalino da salire.

A questo punto, non posso essere triste, perché è ovvio che troverò una soluzione. Prima o poi troverò la risorsa che mi porta alla soluzione e, fiduciosa, l’attendo. Ed essa arriva. Che ci crediate o no, arriva. Non bisogna dubitare.

Uomo di poca fede, perché hai dubitato? – (Gesù)

Soltanto uscendo dalla logica che ci hanno sempre insegnato e nella quale ci crogioliamo perché ci dà risposte e sicurezza possiamo andare oltre… verso quell’oltre infinito e pieno di nuovi orizzonti.

Manteniamo lo sguardo sulla realtà, non dico di fare salti pindarici, ma dobbiamo riconoscere che qualcosa di noi può, INDISCUTIBILMENTE, andare oltre

E allora, perché sono comunque felice? Perché finchè riesco ad andare oltre non vedo mai la fine, la mia fine, non “ho ancora sentito suonare la campana” come diceva Mickey, allenatore di Rocky Balboa. E se la fine non c’è, come posso essere triste?

Alla fine andrà tutto bene, se non andrà bene, non è la fine – (John Lennon)

Prosit!

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