L’assurda e nascosta paura di ricevere e meritare

SANTI NUMI QUANTA ROBA!

Come indica già il titolo, l’argomento che affronto oggi sembra assurdo, in realtà è reale e molto comune, posso dirlo con sicurezza visto che mi appartiene e ho notato appartenere a molti.

Abbiamo paura di ricevere. Inconsciamente pensiamo di non essere degni di ricevere e, quando qualcosa ci viene dato, una serie di allarmi, figli del timore e della preoccupazione, si accendono dentro di noi. Mi viene in mente l’immagine di un uomo anziano, grande e grosso, dalle maniere un po’ spartane, al quale viene messo in braccio un neonato. Riuscite a vedere quanto si sente impacciato? Ha paura di fargli male, di non farlo stare comodo, paura di non piacere a quell’esserino. Si ritrova tra le mani tutta quella ricchezza ma è rigido, lontano con il proprio torace, c’è poco abbraccio, poca accoglienza e, la sua, non è cattiveria ma paura. Magari gli scende anche una lacrima per l’emozione ma non riesce a far sua quella creatura che, in quel momento, gli sta dando un qualcosa di più grande di lui, che lui non riesce a gestire. Non riesce a diventare un tutt’uno con lei.

Nell’Universo c’è un’infinita risorsa di abbondanza per ciascuno di noi e quello che chiediamo ci arriva ma, la paura di ricevere, non solo non ci permette di domandare nel modo esatto costringendoci a non ottenere nulla, ma ci obbliga anche a non vivere con gioia quello che viene a noi, rompendo un meccanismo fantastico che dovrebbe essere vissuto in modo completamente diverso.

Come abbondanza non si parla solo di cose materiali, come il denaro, ma si intende qualsiasi cosa: fama, affetto, complimenti, gentilezza, attenzioni e anche, ovviamente, materialità.

MIIIII…! CHE PAURA!

Ricordo i primi tempi in cui ho aperto questo blog. All’inizio, piena di entusiasmo e convinta di poter aiutare le persone, mossa dal mio spirito di condividere quello che ritenevo salutare per tutti, ambivo all’essere letta da più persone possibili. Naturalmente, viste le aspettative, la brama di piacere, la voglia di essere conosciuta e la paura inconscia della quale vi sto parlando in questo articolo, ciò non si avverava e i miei lettori erano solo pochi conoscenti.

Quando imparai a lasciar andare ciò di cui ero conscia, e cioè quello che vi ho appena detto, tranne la paura di ricevere (che è inconscia), tutto cambiò. Iniziai a scrivere solo per amore. Scrivevo con amore, per me stessa e senza aspettarmi di ricevere qualcosa in cambio. Neanche un – grazie -.

A chi arrivava il mio dono speravo facesse del bene, altrimenti non importava, io andavo comunque avanti a scrivere per una mia passione. Ecco che, all’improvviso, le visite sul blog aumentarono notevolmente e ora voglio raccontarvi di quella mattina in cui mi accorsi che 400 (!) persone avevano letto un mio articolo.

Per i grandi blogger, 400 visitatori sono il nulla ma per me erano tantissimi, così tanti che… mi spaventai. Ma come? Era proprio quello che avevo sempre desiderato! E invece, completamente destabilizzata, iniziai a preoccuparmi. Mi darete dell’idiota, e lo accetto, ma tutto questo nacque dentro di me senza che io potessi fare nulla, completamente in balia di emozioni che si permettevano di governare al posto mio e io non ero in grado di prendere le redini in mano di quella situazione.

Ovviamente, dopo, lavorai sodo dentro di me e riuscii a modificare tutto quel trambusto, ma inizialmente, se devo essere sincera, sembravo un burattino nelle mani di Mangiafuoco. La mia mente iniziò a chiedermi – Guarda in quanti ti hanno letto! Hai almeno scritto le cose giuste per non fare una colossale figura di cacca? E quanti errori grammaticali e di sintassi hai fatto come tuo solito? Prima, quando a leggerti erano solo in 50 potevi avere solo 50 giudizi negativi, ora 400! Immagina che sfacelo! E ora hai anche più possibilità che ti vengano chieste cose. Sei in grado di rispondere? Ti sei messa in piazza e… “fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce” (Lao Tzu) lo sai! Ora voglio proprio vedere come te la cavi Meg, tu che hai sempre amato restare dietro le quinte…

Oh! Insomma basta! – urlai alla mia mente che mi stava trascinando in un pozzo scuro senza fine. Mi sentivo quasi soffocare, vuoi l’emozione e vuoi la preoccupazione. Dov’era la gioia? Da nessuna parte. La paura mi aveva totalmente inglobata in sé e, ahimè, lo spazio per l’entusiasmo e la felicità non c’era. Che tristezza.

IO PIU’ DI QUELLO NON MERITO

Ma potete capire? Ok, io sarò anche un caso anomalo ma, come vi dicevo prima, ho scoperto di avere molti simili. Siamo vittime del giudizio degli altri. In noi è stato inserito il tarlo di essere peccatori e poveri schiavi debosciati. Non meritiamo la bellezza! So che, dall’altra parte, ci sono invece persone convinte di meritare molto e, vantandosi, chiedono sempre di più (infatti ottengono). Magari risultano antipatiche e presuntuose e, quello che sto dicendo, a loro può sembrare impossibile ma mi rivolgo a quelli come me.

Quante donne ci sono, ad esempio, che non mirano a uomini belli, ricchi e facoltosi? Sono convinte di non meritarli. Sono convinte di essere adatte all’operaio medio (senza offesa per l’operaio ma intendo far capire un concetto) e non si sognano neanche di puntare gli occhi addosso a un fotomodello o all’imprenditore di quella grande azienda. Stessa cosa per l’uomo che, con l’immaginazione, sogna la vamp di turno ma è convinto di non piacere e di non meritarla – Tanto non mi guarderà mai – dice tra sé e sé, senza neanche rendersene conto. Si viaggia per schemi e solo se sei alto, bello, ricco, laureato, etc… puoi sperare nell’avere di più. Invece per l’Universo non è così.

Sogniamo amore, affetto, complimenti ma quando arrivano ci trovano imbarazzati, non sappiamo gestirli e ci premuriamo subito di dire – Ma no, ma no… ma figurati… non ho fatto niente di che… -. È vero che devono esistere la gentilezza e l’umiltà ma, troppe volte, sostituiamo l’umiltà con una mancanza di dignità e questo è sbagliato.

MAGOLAMAGAMAGIA!

Immagina di voler diventare famoso. Lo brami, lo desideri con tutto te stesso e un bel giorno accade. Puf! Eccoti su un palco sotto al quale mille persone sono pronte ad ascoltare tutta quella beltà che hai da dire. Il tuo sogno si è avverato. L’Universo ti ha dato quello che volevi. Cosa fai ora? Ti caghi addosso, ecco cosa fai. Scusa l’espressione ma rende l’idea.

Siamo abituati a dare. O, al massimo, come ho detto prima, a chiedere. Ma non a ricevere! C’è una bella differenza.

Per non parlare del senso di colpa.

Un giorno, un mio caro amico, fece per me una cosa grandissima ma, anche qui, anziché godermela fino in fondo mi preoccupai del suo sacrificio e mi sentii in colpa di aver detto, tempo prima, che mi avrebbe fatto piacere ricevere quella determinata cosa. Ha fatto tutto lui, io non gli ho chiesto nulla, ma lo ha fatto perché mi ha sentito esprimere un desiderio. Se solo fossi stata zitta lui non avrebbe dovuto fare quella fatica. Così, oltre a non godere io, inquinata dal “non merito così tanto”, anche lui non poté godere della mia gioia dopo tutta la fatica che aveva fatto. Che casino! Ero proprio un danno. E mi sentivo colpe su colpe. Basta! Dovevo smetterla. Dovevo a tutti i costi imparare a ricevere. A convincermi di meritare.

DARE SENZA RICEVERE

Non dobbiamo cadere nell’inganno che ci hanno insegnato: “se ti dimostri piccolo, remissivo e semplice allora sei una BELLA persona”. No! Sei un guaio! Disastroso.

Porca zozza avrei piuttosto dovuto dire – È il minimo! Merito persin di più! -.

E, da qui, sorge spontanea una riflessione: merito di essere amata? Ah! Tasto dolente! Chi mi ha amato ha sempre dovuto scontrarsi con questa mia “meravigliosa” caratteristica. Convinta, quindi, che il loro NON FOSSE AMORE… potete immaginare i casini vero? Non fatemeli elencare per favore. Quando sei convinto di non meritare amore sei un danno, credimi. E il tuo danno è deleterio. Puoi leggere qui https://prositvita.wordpress.com/2018/08/26/far-male-credendo-di-non-meritare-amore/ quello che avevo scritto a proposito.

È difficile guarire da questa “malattia” della paura di ricevere, è molto difficile, ma per il nostro bene e quello degli altri bisognerebbe farlo. Si apriranno per noi anche le porte dell’abbondanza ed è una figata pazzesca, te lo assicuro. Allora sì, che riceviamo anche amore e lo riconosciamo, perché abbiamo amore dentro anziché altre emozioni-spazzatura.

Ricevere è assai difficoltoso. Il nostro senso di inferiorità lavora contro di noi. Siamo stati educati a dare. Ci hanno insegnato a dire – Buongiorno – non a riceverlo, a imprestare o regalare quello che abbiamo non a ricevere, a dare aiuto non a riceverlo, ad essere gentili non a ricevere gentilezza, a preoccuparci per gli altri non a ricevere attenzione, ad essere onesti non a ricevere correttezza, a non pretendere, ad accontentarsi, a ringraziare… (parlo sempre per quelli come me). Mamma mia, quanto è difficile.

Questo discorso potrebbe continuare all’infinito, andando poi a toccare i tasti dell’autosvalutazione, dell’autostima, etc… ma una cosa, alla fine, è certa: dobbiamo convincerci che meritiamo e che possiamo avere una vita prosperosa e – possiamo possiamo possiamo essere felici -. Ci spetta di diritto. E spetta a ognuno di noi. L’Universo e la vita non fanno discriminazioni.

Prosit!

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Cos’è la Legge dello Specchio e cosa ci impedisce di metterla in pratica – 2° parte

Continua dalla 1° parte con stesso titolo

NO! IO NON SONO COSI’

E, attraverso l’umiltà, giungo a parlare di che cosa ci impedisce di credere e accettare la meravigliosa Legge dello Specchio.

Vedete, finché si tratta di cose belle e piacevoli è molto facile, e anche gratificante, affermare con un sorriso – Oh! Mi appartengono! Le ho dentro! – con gli occhi sberluccicosi. Quando invece bisogna iniziare ad ammettere di avere dentro l’invidia, la collera, la menzogna, la superbia, l’avarizia, l’egoismo, etc… il gioco si fa duro. Ma è qui che i duri iniziano a giocare.

Ebbene sì. Accettare la Legge dello Specchio significa essere degli eroi ma la ricompensa sarà enorme. Ve la spiegherò dopo però. Prima continuiamo su questo punto.

Dover dire – Dentro di me c’è superbia – significa sentirci sporchi. Ci hanno insegnato che alcuni aggettivi si riferiscono alle BRUTTE persone e noi non vogliamo essere brutte persone! Da quando siamo nati abbiamo fatto di tutto per essere accettati, visti… amati! E ora, in un attimo, devo ammettere di essere una brutta persona e quindi non amata??? No, no e no!

Questo ragionevole pensiero ci obbliga a creare un muro tra noi e la Legge dello Specchio, ma stiamo soltanto sbagliando approccio. Dobbiamo capire che tutte le caratteristiche definite – negative – e che ci appartengono, in realtà sono STRATEGIE COMPORTAMENTALI DI DIFESA/AZIONE CHE ABBIAMO CREATO IN NOI PER SOPRAVVIVVERE!

CHE PICCOLI ERAVAMO!

Eravamo assai piccini e innocenti quando queste strutture hanno iniziato a prendere vita dentro di noi che, come bravi muratori, abbiamo innalzato e ispessito sempre di più perché le abbiamo credute valide. NON ABBIAMO COLPE, dovevamo affrontare il mondo esterno sentendo il meno male possibile. Man mano che i mesi e gli anni passavano, da quando siamo stati concepiti, abbiamo iniziato quasi a recitare: – Una goccia di dolore qui per quando mamma non vuole tenermi in braccio, un po’ di egoismo qui per quando mi fanno mancare le cose, un pizzico di possessivita’ qui per quando mi dicono che ci sono cose che non sono mie e non posso toccarle, una cucchiaino di invidia qui per quando a me tarpano le ali ma a quell’altro no…-.

Insomma, lo capite che semplicemente non volevamo soffrire? Volevamo solo stare bene, seguendo quello che è un diritto naturale, in un luogo che ci apparteneva a fatica. Forse ancora oggi ci appartiene a fatica.

Peccato però che abbiamo utilizzato questi strumenti, i quali abbiamo conosciuto nel mondo della materia ovviamente, e nel mondo della materia, circondati soprattutto da persone inconsapevoli (vittime anch’esse, figlie di altre vittime) questi erano i mezzi a disposizione. Mezzi che oggi dobbiamo trasmutare perché, purtroppo, adesso sono loro che governano noi e questo non va bene. Sono cresciuti esageratamente. Siamo dipendenti delle azioni degli altri e quindi schiavi del loro umore.

AL VOSTRO SERVIZIO

Se qualcuno ci fa arrabbiare, ci arrabbiamo. Se qualcuno ci offende, ci offendiamo. Se qualcuno ci tratta male, ci rattristiamo. So che questo può sembrarvi normale nel mondo delle forme, ma non vi pare il comportamento di un cagnolino obbediente? O di uno zerbino? Non sarebbe più bello arrabbiarsi quando noi lo decidiamo e non gli altri? Io penso di sì. Perché mai dovrei dare ad una persona il potere in mano di rendere me triste o felice? Ma scherziamo?

E quindi, tornando a bomba, quello che voglio spiegare e che si collega anche con la splendida ricompensa di cui vi parlavo prima, è che noi diventiamo UNICI PADRONI della nostra vita (libertà totale e assoluta) ma non solo… tenetevi forte… possiamo modificare la nostra realtà! Proprio così.

Se il mondo riflette soltanto cosa ho dentro, nel momento in cui io modifico quello che si trova nella mia zona più intima (e sconosciuta) ecco che riesco a trasformare ciò che mi appare nella realtà. In pratica, se io al mattino mi specchio e vedo che ho i capelli scompigliati non servirà a nulla pettinare lo specchio del bagno. Saranno i miei capelli che dovranno essere sistemati con la spazzola. Ma potrò così avere la pettinatura che più desidero e vedermi più bella. Magari soffriro’ perché ci saranno tanti nodi, o mi innervosiro’ perché quel ciuffo proprio non vuole stare dove lo metto io, magari mi deprimero’ perché non riesco affatto a piacermi ma, prima o poi, continuando con determinazione, ce la farò a creare la pettinatura che più mi soddisfa e… la vita che più prediligo.

Trovo che la Legge dello Specchio sia uno strumento fondamentale verso la propria crescita interiore e la propria evoluzione. Uno strumento che ci permette l’autosservazione e, solo osservandoci, possiamo diventare sempre più Maghi della nostra vita. Siamo gia’ esseri divini e di luce, dobbiamo solo farci largo tra le nostre ombre, assottigliarle un po’ e splendere.

Prosit!

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La Non-Colpa del Non-Amore

Non hai colpa se non sai amare e di conseguenza non vieni amato.

Ci vuole una grandissima, esagerata dose di umiltà per ammettere di non saper amare. Di non avere amore dentro sé.

Se siamo generosi, se non facciamo nemmeno male ad una mosca, se non abbandoneremmo mai il nostro partner, se ci priviamo di cose piacevoli per noi mettendoci su un gradino inferiore agli altri, se ci preoccupiamo della nostra famiglia e di essere persone per bene, con la coscienza sempre pulita, siamo convinti di amare. Amare in modo smisurato.

No… non funziona così. Amare è altro.

E non è solo amare senza chiedere nulla in cambio. Questo sta divenendo un concetto trito e ritrito anche se difficilissimo da mettere in pratica realmente.

Amare significa anche sconfiggere le proprie paure che, quando esistenti, rubano posto all’amore e non gli lasciano vita. Il bisogno, l’avidità, il mentire, l’approfittarsi, l’opportunismo, la vendetta… sono tutti comportamenti, anche se definiti piccoli e “innocenti” alcuni, che mantengono l’amore distante anche da se stessi.

E’ quando ho paura di perdere una persona che non amo.

E’ quando ho paura di non ricevere abbastanza che non amo.

E’ quando giudico le azioni degli altri, quando mi lamento, quando elemosino tenerezza che non amo.

Quando ho paura dei miei stessi sentimenti, non amo.

Quando racconto bugie per far credere quello e quell’altro, non amo.

Quando una persona non è mai stata amata nella vita, difficilmente è in grado di amare a sua volta. Non conosce l’amore, nemmeno per se stessa, e quindi non può conoscerlo per altri. Confondiamo forme di gratitudine e di appagamento, che diamo e riceviamo, con quello che definiamo amore ma, con l’impedimento che abbiamo dell’amare, per prima cosa noi stessi, significa che c’è poco amore in noi.

Amarsi è un dovere e non solo un diritto e chi non si ama non è da vedere solo come un povero essere privo di quello che è il sentimento più bello e più forte del mondo. Deve essere compreso (anche se non per forza giustificato) nonostante il suo sia un percorso personale. Se non lo si comprende, ci si ammala, alla ricerca di un qualcosa che non c’è e che si spera. Ma che a lungo andare logora.

Chi non ama è perché non riesce o non ha voglia di scoprire realmente che cosa si è.

Non c’è colpa. Non è una colpa non possedere il dono dell’amore (che in realtà esiste ma è soffocato da molta “spazzatura” così tanto da risultare nullo). Non ha colpa chi non ama. L’unica responsabilità che ha, termine che preferisco usare al posto di colpa, è quella di non riconoscere questa assenza dell’amore e di non impegnarsi a sconfiggere ciò che impedisce di far sbocciare l’amore all’interno di se stesso.

Dovrebbe domandarsi, per prima cosa, “sono davvero felice?” e come seconda cosa dovrebbe chiedersi “sto rendendo davvero felici le persone attorno a me? Mi sto sinceramente comportando bene con loro?”.

La menzogna, anche verso se stessi, è sempre in agguato ma, con una lunga, sana e impegnata introspezione, cercando di essere il più sinceri possibile, si può arrivare a comprendere.

A mostrarci la risposta alle nostre domande, inoltre, sono proprio gli altri: uno specchio che riflettono esattamente cosa siamo dentro.

Le loro attenzioni nei nostri confronti, le loro reazioni, i loro modi di fare, i loro cambiamenti, rispecchiano esattamente quello che siamo nella nostra parte più intrinseca e questo vale per tutti e per entrambe le parti, pertanto, non basta osservare …la noia che ha tua moglie (cit. Ivan Graziani – Pigro ’78), o i figli capricciosi, o un padre irascibile, etc… occorre scendere più in profondità.

La moglie, con la sua inedia, mostra la tua non-gioia nei confronti della vita e non puoi essere pieno d’amore se non senti entusiasmo per il Creato e la tua esistenza.

I figli, con il loro pestare i piedi, ti stanno mostrando la tua intolleranza , il fatto che le cose devono andare come vuoi tu perché se non vanno come vuoi tu è sbagliato e subentra la paura, la paura del nuovo, del cambiamento. E come fai a vivere fluidamente nell’amore se esistono in te questi timori?

Il nervosismo di tuo padre da cosa nasce? Dal fatto che non ne fai mai una giusta? Quanto ti sottovaluti allora? E se ti sottovaluti come puoi amarti? Se ti ameresti avresti anche una buona dose di autostima.

Ora si capisce meglio perché, molto spesso, crediamo di amare quando così non è. Dobbiamo traboccare di questo sentimento se vogliamo donarlo anche a chi ci circonda. Perciò ecco dove sta la responsabilità. In queste osservazioni che purtroppo solo in pochi fanno. Viene spontaneo prendersela con chi ha questi atteggiamenti nei nostri confronti senza capire che il mondo esterno, in realtà, reagisce al nostro volere e al nostro valore. Bisogna entrare nei meandri più oscuri di quello che siamo per trovare la vera luce, per trasmutare il piombo in oro e solamente con l’umiltà di dire – quello sono io – ci si riesce. Se molti vedono questo percorso come un castigo, o un peso troppo grande da portare sulle spalle, è perché in realtà non riescono a vedere oltre e a comprendere quanto invece sarà poi grande la riuscita e la risoluzione di tutto questo. E quanto sarà appagante quando si arriverà in vetta e, oltre a poter affermare – io amo – sentire chiaramente e beneficamente gli effetti dell’amore, vivendo in esso, come uno stato d’essere. In pieno entusiasmo.

Una sfida contro l’ottusità oserei dire ma, ci stiamo vietando, e allo stesso tempo proibiamo anche agli altri, di concedersi il nostro amore. Ognuno di noi ha tanto amore dentro da nutrire tutta la popolazione del pianeta e le sue piante e i suoi animali. Una dose che non ha fine e che può crescere sempre di più ma affinché sia così bisogna trovarla, compiere il più lungo e importante viaggio della nostra vita.

Soltanto dopo la notte si può ammirare il sole e godere delle sue qualità. Mettiamoci in cammino verso la rinascita.

Prosit!

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Empatia o… – Elogio alla Compassione

L’Amore autentico è sempre Compassione e ogni Amore che non sia Compassione è egoismo – (Buddha)

Se per alcuni sono due cose diverse, l’Empatia e la Compassione, per altri sono invece un qualcosa di molto simile ed essendo due sentimenti che mi piacciono tanto ne voglio parlare.

L’Empatia, dal greco empatéia (en + phatos) ossia “sentire dentro un sentimento”, oltre ad essere un sentimento lei stessa, è considerata da molti studiosi anche una forma di intelligenza persino definita “Superiore”. La persona empatica è colei che riesce a mettersi nei panni degli altri e a percepire il loro stato d’animo, di gioia o di tristezza, come se lo stesse provando lei stessa. Si è anche scoperto che, chi è empatico, gode di una salute migliore, è più tollerante nella vita, gli accadono meno situazioni fastidiose da sopportare ed è veramente più felice.

A differenziare l’Empatia dalla Compassione, oltre al fatto che usiamo il termine – compassionevole – per indicare un soggetto che entra in gioco al presentarsi di eventi negativi per altri, c’è l’azione. Infatti, mentre l’Empatia può fermarsi al percepire, avvertire lo stesso stato d’animo dell’altro, la Compassione muove alla ricerca dell’alleviamento della sofferenza o dolore altrui addirittura in totale sintonia con il prossimo.

Da qui si capisce come siano comunque due stati emozionali e come pare strano possa esistere la Compassione senza l’Empatia.

Vedete, la Compassione, va di pari passo con l’Amore.

Compassione significa dal latino cum patior pari a “soffro con” e sym patheya cioè “simpatia – provare con e per qualcuno un’emozione”. Ma sappiamo anche che, all’inizio, era Con – Passione, vivere pertanto con ardente interesse quella determinata situazione/persona. L’emozione che è possibile sentire anche creando un’opera d’arte o nello svolgere una mansione ma, tenendosi per mano con l’Amore, la Compassione, non può ritenersi fuori dall’Uno.

Se vuoi che gli altri siano felici pratica la Compassione, se vuoi essere felice tu pratica la Compassione – (Cit.)

Tutto è Uno. L’altro è me e io sono l’altro. E’ praticamente quasi (metto il quasi perchè l’assolutismo non mi piace) impossibile non percepire lo stato d’animo dell’altro se sono connessa a lui e se sento di vivere nell’Uno. Così come posso sentire il vivere di una pianta, o di un uccello, o di un torrente.

La persona non empatica, la qual cosa non vuole essere vista come un difetto ma semplicemente come una caratteristica (ha sicuramente altre virtù) non si rende conto di quanto male può fare e quando ne fa, quindi, difficilmente sarà propensa a togliere il prossimo da quella situazione di dolore. Non perché non vuole farlo, o è cattiva, o insensibile, semplicemente non se ne rende conto.

Attenzione, molti confondono la Compassione con una miriade di altre cose proprio come accade con l’Amore. Sono linee sottili ed è facile cadere in questi errori. Sappiamo bene che, spesso, scambiamo l’Amore con: bisogno, attaccamento, possessività, dipendenza, sesso, mancanza, paura della solitudine e via discorrendo. La stessa cosa accade con la Compassione.

L’Amore e la Compassione sono necessità, non lussi, senza di loro l’umanità non potrebbe andare avanti – (Cit.)

Anch’essa dovrebbe essere innanzi tutto INCONDIZIONATA ma sovente viene offuscata da diverse… circostanze/condizioni/necessità:

L’educazione ricevuta o la cultura. Ci hanno insegnato (e inculcato) che, se vediamo una persona soffrire, è cosa buona e giusta aiutarla e ci sentiremo così con la coscienza pulita.

Il valore che diamo al giudizio degli altri. Se aiuto una persona verrò giudicata buona ma se non l’aiuto verrò etichettata incivile e crudele.

Il senso d’inferiorità e d’inadeguatezza. Quando ci sentiamo inferiori o inadatti e abbiamo l’autostima sotto alla suola delle scarpe, ci viene spontaneo aiutare l’altro in difficoltà, convinti di sentire ciò che sta provando. In realtà abbiamo bisogno di sentirci utili, di far qualcosa di buono per essere visti, per essere riconosciuti (e ben giudicati), per sentire che valiamo qualcosa anche noi.

Il vanto personale. Poter così dire – è grazie a me se… – una sorta di boria che ci fa sentire veri paladini della benevolenza e questo ci fa stare bene.

Il tornaconto. Ebbene sì, c’è anche questo, e di due tipi persino. C’è quello correlato al senso d’inferiorità e inadeguatezza e quello “a scopo di lucro”. Il primo avviene quando, nella vita, fin da bambini, abbiamo sempre percepito di essere un fastidio o di essere inutili. Poche volte c’è stato fatto un complimento per quello che eravamo e non c’è stato dato Amore. Quindi quel – grazie – che riceviamo in cambio del nostro aiuto offerto diventa fondamentale per noi. Come un elisir quando si sta male. Il secondo, invece, si effettua quando si compie coscientemente un’azione proprio per ricevere in cambio qualcosa: eredità, una somma di denaro, la possibilità di chiedere aiuto a nostra volta, la stima, etc…

Insomma, potrei citare altri mille esempi ma nessuno di questi è Compassione.

Queste memorie inconsce e irriconoscibili dentro di noi, ci portano così a compiere azioni soccorrevoli nei confronti del prossimo ma, ripeto, fino alla nausea, nulla hanno a che vedere con il sentimento di cui stiamo parlando e non è nemmeno altruismo! Non ce ne accorgiamo ma è così. Così come non ci accorgiamo che non è Amore stare con qualcuno ma pretendere al tempo stesso che sia diverso da ciò che è, e giudicare i suoi comportamenti, o stare con qualcuno per non sentirsi soli.

Sono meccanismi veloci, che scattano all’istante, istinti intrinseci, quasi ad essere bisogni viscerali e, se non scendiamo più in profondità, ci sembra di essere stati compassionevoli. Pure la Compassione è un impulso, perciò un ottimo palcoscenico per i moventi che vogliono mimetizzarsi in lei ma lei non ha alcun interesse.

La Compassione si basa sull’Empatia che, a sua volta, richiede l’attenzione agli altri – (Cit.)

Apertura totale del cuore.

La Compassione, e così l’Amore, non è solo un sentimento o un’emozione come molti intendono. E’ uno Stato d’Essere. E’. E, come l’Amore, quando c’è si vede, si sente, si percepisce. Chi la riceve non può non accorgersi dei suoi benefici e così anche chi la prova e la offre.

Il cuore è completamente aperto, totalmente connesso con l’Energia Divina e con l’Entusiasmo perché Entusiasmo significa, formato da en (in) con theos (Dio) “con Dio dentro di sé” ed è unicamente il Dio dentro di noi a muoversi. E’ uno stato difficile da spiegare a parole ma, quando la si prova, è emozionante ed entusiasmante appunto. Si percepisce l’essere un tutt’uno con l’Universo intero e si comprende l’essere creatori e non individui che subiscono ogni scelta dell’andare avanti cosmico. E’ qualcosa di grande, molto grande.

Ed è un qualcosa che ha inizio con l’umiltà, con le semplici parole del – Grazie -, del – Scusa -, del complimentarsi con gli altri, del saper mettere da parte l’orgoglio, la superbia e, soprattutto, imparare a far tacere l’Ego. Questi sono i primi passi verso una sana e completa comunione con l’altro e con ogni cosa.

Coltivare la Compassione.

L’Umiltà è una dote fondamentale (e coltivabile!) perché ci permette di comprendere le nostre insoddisfazioni e le nostre sofferenze. Questo fa si che si possa sviluppare, o comunque allenare, l’Empatia e, a sua volta, questo permetterà di aumentare la capacità di provare Compassione.

Infine, vorrei aggiungere una cosa molto importante. La Compassione non ha niente a che vedere con la pena (pietà) che si prova verso qualcuno e non solo da un punto di vista emotivo. Mentre nel provare pena si cerca inconsciamente e automaticamente il distacco da quell’individuo “…mai vorrei essere nella sua situazione…”, nella Compassione si riflette l’anelito del cuore immedesimandosi nel disagio altrui ossia è più istintiva e di cuore che non mentale.

Dove c’è Compassione si sollevano gli animi.

A livello energetico c’è, tangibile, un miglioramento, anche se minimo, a seconda delle occasioni, verso la serenità e la leggerezza. La Compassione aiuta, sempre, anche se un dolore va vissuto personalmente durante un percorso. La Compassione non si limita ad ascoltare, agisce, ti da’ una mano, è lì con te. Trova la strada, come l’Amore. La senti. E’ un bastone forte al quale puoi aggrapparti. Non dice – Non posso – e non abbandona.

La Compassione non fa figli e figliastri, ti colpisce e ti sposa, chiunque tu sia. Non bada ai tuoi difetti nel momento del bisogno ma anzi esalta le tue virtù perché sarà grazie a queste forze che potrai uscire dal tunnel.

La Compassione è una ricchezza. Enorme. Da nutrire caramente e donare espandendola nel mondo. Almeno questo, tutto questo, è quello che io credo.

Prosit!

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